lunedì 24 luglio 2017

Il cavaliere dalla mano al petto


Greco

El Greco, Il cavaliere dalla mano al petto, 1580
Madrid, Museo del Prado

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MANUEL MACHADO

EL GRECO - IL CAVALIERE DALLA MANO AL PETTO

Questa ignota persona egli è un cristiano
dal serio portamento e veste scura,
dove non brilla che l'impugnatura
del mirabile stocco toledano.
Pallido giglio, il volto suo severo
nasce dalla gorgiera arricciolata,
dalla luce interiore illuminata
di macilento e religioso cero.
Pur mosso solo dal timor di Dio,
a che non punga vitanda passione
del perituro mondano piacere,
in un nobile e grave gesto pio,
la mano aperta sopra il petto pone,
come una disciplina, il cavaliere.


martedì 4 luglio 2017

Notte stellata


Notte stellata

Vincent Van Gogh, Notte stellata, 1889
New York, Museum of Modern Art

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ANNE SEXTON

LA NOTTE STELLATA

Ciò non mi protegge dall’avere un terribile bisogno di − pronuncerò questa parola − religione. Allora vado fuori la notte a dipingere le stelle.
Vincent Van Gogh, da una lettera al fratello

La città non esiste
se non dove un albero dai capelli
neri scivola via, come una donna
annegata nel cielo caldo. Tace,
la città. Bolle la notte, con dieci
e una stella. Oh notte stellata,
stellata notte! È così che voglio
morire.

Si muove. Sono tutti quanti vivi.
Quando la luna rompe le catene
arancioni che la legano e spruzza
bambini dai suoi occhi, come un dio,
il vecchio serpente, senza esser visto
divora le stelle. Oh stellata notte,
notte stellata! È così che voglio
morire:

in questa strisciante bestia notturna,
risucchiata tutta dentro nel grande
drago, separata
dalla mia vita senza una bandiera,
senza pancia
né grido.

(da L’estrosa abbondanza, Crocetti, 1977-
Traduzione di Antonello Satta Centanin)


da L

sabato 24 giugno 2017

La Primavera / 2


Sandro Botticelli, La Primavera, 1482
Firenze, Museo degli Uffizi

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ANTONIO COLINAS

CLARA AGLI UFFIZI

Passeggiavi spensierata
nelle sale del museo degli Uffizi,
senza sapere dove dirigere i tuoi occhi
avanzavi forse stanca
di aver percorso Firenze tutto il giorno.
Non sapevi che all’improvviso, lì,
stava per irrompere il poderoso simbolo
della Bellezza inattesa,
l’ideale sublime di Bellezza e Verità,
ciò che (ancora) ci rende più umani
agli occhi degli umani.

Botticelli è il nome dell’artista.
La Primavera il dipinto.
Non sapevi cosa fare
e rimanevi in silenzio.
Hai semplicemente lasciato che parlasse il cuore.
E ti sei messa a piangere.
Piangevi,
e piangevi.

Alla Verità e alla Bellezza mancava
soltanto la gioia delle tue lacrime.

mercoledì 14 giugno 2017

Guernica


PicassoGuernica


Pablo PIcasso, Guernica, 1937
Madrid, Museo Reina Sofia

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PAUL ÉLUARD

LA VITTORIA DI GUERNICA


1

Bel mondo di tuguri
Di miniere e di campi


2

Visi buoni al fuoco visi buoni al freddo
Ai rifiuti alla notte agli insulti alla frusta


3

Visi buoni a tutto
Ecco il vuoto vi fissa
La vostra morte servirà d’esempio


4

Morte cuore rovescio


5

Vi han fatto pagare il pane
Il cielo la terra l’acqua il sonno E la miseria
Della vostra vita


6

Dicevan di volere il buon accordo
Razionavano i forti giudicavano i pazzi
Facevan l’elemosina spartivano in due un soldo
Salutavano i cadaveri
Si colmavano di cortesie


7

Perseverano esagerano non sono del nostro mondo


8

Le donne i bimbi hanno lo stesso tesoro
Di primavera verde e latte puro
E di durata
Nei loro occhi puri


9

Le donne i bimbi hanno lo stesso tesoro
Negli occhi
Gli uomini come possono lo difendono


10

Le donne i bimbi hanno negli occhi
Le stesse rose rosse
Mostra ognuno il suo sangue


11

La paura e il coraggio di vivere e morire
Tanto difficile la morte tanto facile


12

Uomini per cui questo tesoro fu cantato
Uomini per cui questo tesoro fu sprecato


13

Uomini reali cui la disperazione
Alimenta la fiamma divorante della speranza
Apriamo insieme l’ultima gemma dell’avvenire


14

Paria la morte la terra l’orrore
Dei nemici hanno il colore
Monotono della nostra notte
E noi li vinceremo.

giovedì 1 giugno 2017

Studio di cavalli


Studio di cavalli

Leonardo da Vinci, Studio di cavalli
Windsor, Royal Library

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RUTGER KOPLAND

I CAVALLI DI LEONARDO

Quanti schizzi che non ha lasciato...

Ripetizioni a non finire: fasci di muscoli, tendini,
ossa, giunture, l'intero macchinario
di cinghie motrici e leve con cui
si sposta un cavallo,

e con migliaia di sottilissime linee che quasi
invisibili scompaiono dolcemente nella carta
la pelle di orecchie, palpebre, narici,
pelle dell'anima...

deve aver voluto sapere come'era
fatto un cavallo e aver capito
che non era possibile,

quale fosse il segreto di un cavallo che prendeva forma
sotto il suo lapis.

Fece disegni splendidi, li esaminò,
li scartò.

(da Prima della scomparsa e dopo, Edizioni del Leone, 2005
Traduzione di Giorgio Faggin e Giovanni Nadiani)

sabato 27 maggio 2017

Les demoiselles d’Avignon


Les_Demoiselles_d'Avignon

Pablo Picasso, Les demoiselles d’Avignon, 1907
New York, Museum of Modern Art

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RAFAEL ALBERTI

BALLATA DELLE DEMOISELLES D’AVIGNON

Venere marcia. La sublime
bellezza eterna al pantheon.
Spunta un selvaggio assassino.
Les demoiselles d'Avignon.

Spasmo. Denti nuovi al bordello
Un secolo intero agitato.
Irrompono in collera gli angoli.
Les demoíselles d'Avignon.

Ledono braccia, glutei, nasi,
capezzoli, improba aggresione.
Castigo in forme che si schiacciano.
Les demoiselles d'Avignon.

Urlo lo spazio senza spazio.
Libertà e scomposizione.
Graffiano i ventri, non sopportano
Les demoise!les d'Avignon.

Cimitero del piacere,
il buon gusto pruriginoso
di fornicare con il quadro.
Les demoiselles d'Avignon.

Giorno e notte la porta aperta.
Visita oggi – senza limiti.
Attenzione, comunque. Mordono.
Les demoiselles d'Avignon.

sabato 20 maggio 2017

Zinc Door

 

Zinc Door

Franz Kline, Zinc Door, 1961
Londra, Hauser Wirth Re-View Onnasch Collection

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SEVERO SARDUY

ZINC DOOR

Aperta, no,
socchiusa.
Questa fessura Guarda.
Oltre il bianco,
bianco.
Ora il silenzio.
Le pareti si aprono.
La stanza sgretolata,
naviga. E lo splendore.
La porta trasparente.

sabato 6 maggio 2017

Veduta di Delft / 3

 

Jan Vermeer, Veduta di Delft, 1660-61
L'Aja, Mauritshuis

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CARLOS PUJOL

STANCA VEDERE LA CITTÀ

Stanca vedere la città, queste facciate
di colori ingenui, i canali,
tutto visto mille volte giorno dopo giorno,
ripetendo l'inganno
del tempo che se ne va.
La porta di Schiedam e il suo orologio,
e la porta di Rotterdam
con le sue torri gemelle,
la vita murata che protegge
invano dalle allettanti pretese.
C'è un'allegoria in questa immagine
di quiete che si guarda in uno specchio
che finge di non esistere.

venerdì 21 aprile 2017

La lettera d’amore

 

Fragonard

Jean-Honoré Fragonard, La lettera d’amore, 1773
New York, Museo Frick

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RAFFAELE CARRIERI

MIELE DI FRAGONARD

Finalmente, finalmente l’ape
Ha digerito la rosa.
La rosa è mia figlia giovane
Che legge una lettera d’amore
Ricevuta a Parigi nel 1765.
Il miele raccolto dei capelli
E il giubbetto color geranio
Ricordano il costume spagnolo
Dell’abate de Saint-Non.
I ciarlatani di campagna
Simili a istrioni napoletani
Parlano del Paese della Cuccagna.
Nei giardini e orti di Tivoli
Splendono le lenzuola:
Le lavandaie di Fragonard
Ridendo stendono i bucati.

(da Le ombre dispettose)

giovedì 13 aprile 2017

Pietà

 

tintoretto pietà  brera

Jacopo Robusti detto il Tintoretto, Pietà, 1563
Milano, Pinacoteca di Brera

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YVES BONNEFOY

SU UNA PIETÀ DEL TINTORETTO

Mai dolore
Fu più elegante nelle grate
Nere, divorate dal sole. E mai
Eleganza fu cagione più spirituale,
Duplice fuoco, alto sulle grate della sera.

Qui,
Una grande speranza fu pittore. Chi più reale,
L'affanno desiderante o la dipinta immagine ?
Il desiderio lacerò il velo dell'immagine,
L'immagine diede vita all'esangue desiderio.

lunedì 3 aprile 2017

Cacciata dall’Eden

 

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Masaccio, Cacciata dei progenitori dall'Eden, 1424-1425
Firenze, Santa Maria del Carmine, Cappella Brancacci

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RAMÓN COTE BARAIBAR

CACCIATA DAL PARADISO 

Masaccio

Neppure le lacrime,
   spesse come mercurio,
 
né l’incudine di fuoco
   che li bruciava nel profondo,
 
né i chilometri di rovi,
   che fecero sanguinare le loro caviglie,
 
né la pioggia prolungata
   che li accolse una volta fuori.
 
Nulla, nulla di ciò, né le settimane né i deserti,
   né le successive generazioni
 
hanno potuto cancellare dai nostri corpi
   il profumo di gelsomino che un giorno remoto
 
portarono dal Paradiso.

domenica 26 marzo 2017

Interno d’estate

 

Summer Interior

Edward Hopper, Interno d’estate, 1909
New York, Whitney Museum of American Art

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ANNE CARSON

INTERNO D’ESTATE

Quando vedo l'aurora dico che sta per sorgere il sole.
  (Sant’Agostino, Confessioni, XI, XVIII)

L'estate ha macchiato il giorno, hai finito
con l'atterrare in un paese straniero.

Così l'anima contemplativa - i cosiddetti "cavalli dell'aurora"
semisvegli tra le alghe verdi delle origini

si parlavano a voce bassa, vicino
e dolcemente.

lunedì 13 marzo 2017

Il bicchiere di vino

 

Bicchiere

Jan Vermeer, Il bicchiere di vino, 1658-1660
Berlino,  Gemäldegalerie

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CARLOS PUJOL

LA DAMIGELLA CHE BEVE

La damigella che beve, il suo spasimante
in piedi, come in attesa
di vedere l’effetto del vino.
Sembra un visitatore,
non si è tolto il mantello né il cappello.

Oppure parte, e lei si fa forza
per dirgli addio. Un episodio
di seduzione o di acquisto di favori?
Tra i due c’è una certa intimità,
non sappiamo quale.
È inquietante questo mucchio di indizi
ambigui, divergenti,
vediamo la vita in ogni suo dettaglio
e restiamo lì senza sapere che cosa accade.
Non c’è altra spiegazione.

mercoledì 1 marzo 2017

Nottambuli / 4

 

Edward Hopper, Nottambuli, 1942
Chicago, Art Institute

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JOYCE CAROL OATES

NOTTAMBULI

I tre uomini son vestiti da capo a piedi, maniche lunghe,
cappello, anche se è un interno, e ben illuminato,
e c’è una donna. La donna indossa
un vestito rosso a maniche corte, tagliato per esporre
le braccia, una curva del suo petto cremoso, osserva
una sigaretta nella mano destra pensando
che il suo compagno ha finalmente lasciato la moglie ma
può fidarsi di lui? Gli occhi dalle palpebre pesanti,
la bocca imbronciata coperta di rossetto, ha il vero e proprio pallore
delle teste rosse, come latte scremato, maledettamente
attraente e lei crede di saperlo ma cosa di preciso
l’ha fatta arrivare così lontano, e dove? - fra qualche giorno
comincerà ad avere sensi di colpa, lei conosce i segni,
un odore reale, di sudore, rancido, come
calzini sporchi, lui sgattaiolerà via per telefonare
e lei giura che non ha intenzione di passarci di nuovo,
non ha intenzione di crollare a piangere o implorare
né ha intenzione di urlargli qualcosa, lei ha chiuso
con queste cose e lui è silenzioso al suo fianco
non è il tipo che parla molto ma sta pensando
che ha fatto la mossa giusta infine, grazie a Dio
è un po’ intontito, come un uomo che sogni -
è un sogno, questo? - tanto è vasto, fermo.
muto, orizzontale, – e il barista vestito di bianco
chinato com’è, immobile, e l’uomo
sull’altro sgabello, immobile, se non per sorseggiare
il suo caffè, ma si sente benissimo, lui,
è innanzitutto un senso di sollievo, stavolta è sicuro
al cento per cento che farà funzionare la cosa,
lo deve a lei
e a se stesso bontà divina e lei sta pensando
che la luce è troppo luminosa in ‘sto posto, forse
non proprio lusinghiera, detesta quando il suo
rossetto
si consuma e il trucco si rapprende, vorrebbe usare
una toilette per signore ma qui non ce n’è
e, Cristo, quanto ci vuole perché apra un
distributore
di benzina? È il cuore della notte e lei sente
che il tempo non cambierà idea. Questa volta
comunque non ha nessunissima intenzione
di umiliarsi -
lui comincia a parlare di sua moglie, dei suoi
marmocchi, di
come li abbandonò, avevano fiducia in lui e lui
li abbandonò, lei uscirà dalla dannatissima camera
sbattendo la porta
e se lui la chiama zucchero o baby con quella voce
gli darà un ceffone LO SAI CHE LO DETESTO:
SMETTILA.
E lui la smetterà. Gli conviene. Più si arrabbia
più diventa silenziosa, non dice una parola
da dieci minuti, non una ciocca
dei suoi capelli che si muova, e odorano un poco
di cenere, o come l’henné che usa per schiarirli
ma l’odore è lieve comunque, è pazzesco per lei
che un tipo come lui non se ne accorga e non ci badi-
mentre seppellisce la sua faccia ardente nel suo collo,
fra i seni freddi, o fra le gambe - ogni volta che
lo avrà
e ovunque lo avrà. Sta ancora osservando la sigaretta
che brucia nella mano, il barista è ancora chinato,
a bocca aperta, e lui non ci bada, perché no,
di fatto, fin quando lei non restituisce lo sguardo
lui pensa di essere l’uomo più fortunato del mondo
ma allora per quale motivo non è più felice?

mercoledì 15 febbraio 2017

Scompartimento C, Carrozza 293/2

 

Edward Hopper, Scompartimento C, Carrozza 293, 1938
New York, IBM Corporation Collection

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ERNEST FARRÉS

COMPARTMENT C, CAR 293, 1938

Viso severo, capelli
più o meno rossi, occhi
con un luccichio di introversione,
carnagione al picco della vita, atteggiamento
guardami-finché-non-ti-annoi
vestito nero che le stringeva i seni
e un gioco di gambe lunghe in piena facoltà,
era, a dirla tutta, una donna attraente
e, nel senso moderno del termine, «indipendente».

Quelle ore morte del treno erano propizie
a lanciare sguardi furtivi alla donna
che sedeva all’altro lato del corridoio. Leggeva,
la povera, con tanta concentrazione
che il pomeriggio passava e ignorava
che gli ultimi raggi del sole si incollavano dorati
ad ovest sulla volta infinita del cielo.

mercoledì 1 febbraio 2017

Ragazza alla finestra

 

Ragazza

Salvador Dalí, Figura alla finestra, 1925
Madrid, Museo Reina Sofia

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MAGDALENA BOYADZHEVA

LA FINESTRA

Dedico questa poesia al mio pittore preferito -
Il Padre del Surrealismo, Salvador Dalí/

Talvolta guardo dalla finestra,
contemplando le nuvole nel cielo.
Sogno di essere un uccello e volo
tra le nuvole di un dipinto,
di un dipinto ad olio.
Sogno di essere piena di nuvole,
di schiuma e scogli,
di acqua e sabbia...
Sogno che del mare
sono innamorata.
Sogno ad occhi aperti...

sabato 14 gennaio 2017

Lo stagno delle ninfee

 

Monet

Claude Monet, Lo stagno delle ninfee, armonia verde, 1899
Parigi, Musée d'Orsay

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AÏCHA BASSRY

IL PONTE GIAPPONESE

Lì c'era la vita:
L'erba era contenta del suo splendido verde,
Il sole brillava accarezzando l'acqua,
I lillà imploravano il cielo,
Il ponte si gloriava dell'abbraccio alla corrente…
Ma qualcosa mancava,
…c'era un vuoto dal lato sinistro,
Nella parte inferiore del quadro,
La mia borsa abbandonata sull'erba
Indicava che lì c'ero io…
Forse il pittore si è dimenticato di dipingermi!
Forse l'ombra ha divorato tutto il mio biancore!
Forse mi sono ricordata di non essere
Che l'ombra di un corpo passeggero
E quando se ne va, anch'io vado

mercoledì 4 gennaio 2017

Ragazza con l’orecchino di perla / 4

 

Jan Vermeer, Ragazza con l’orecchino di perla, 1665
L’Aja, Mauritshuis

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CARLOS PUJOL

COME SE USCISSI DALLA NOTTE

È come se uscissi dalla notte
travestita per gioco e mi guardassi
facendo una domanda. Chi sei?
Riconosco la perla
e il fremito dei tuoi occhi,
sotto il turbante blu zaffiro
e giallo limone;
ma di te preferisco non sapere,
temendo che la vita che ti ho dato
sia anche la mia vita e il suo segreto.