venerdì 21 aprile 2017

La lettera d’amore

 

Fragonard

Jean-Honoré Fragonard, La lettera d’amore, 1773
New York, Museo Frick

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RAFFAELE CARRIERI

MIELE DI FRAGONARD

Finalmente, finalmente l’ape
Ha digerito la rosa.
La rosa è mia figlia giovane
Che legge una lettera d’amore
Ricevuta a Parigi nel 1765.
Il miele raccolto dei capelli
E il giubbetto color geranio
Ricordano il costume spagnolo
Dell’abate de Saint-Non.
I ciarlatani di campagna
Simili a istrioni napoletani
Parlano del Paese della Cuccagna.
Nei giardini e orti di Tivoli
Splendono le lenzuola:
Le lavandaie di Fragonard
Ridendo stendono i bucati.

(da Le ombre dispettose)

giovedì 13 aprile 2017

Pietà

 

tintoretto pietà  brera

Jacopo Robusti detto il Tintoretto, Pietà, 1563
Milano, Pinacoteca di Brera

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YVES BONNEFOY

SU UNA PIETÀ DEL TINTORETTO

Mai dolore
Fu più elegante nelle grate
Nere, divorate dal sole. E mai
Eleganza fu cagione più spirituale,
Duplice fuoco, alto sulle grate della sera.

Qui,
Una grande speranza fu pittore. Chi più reale,
L'affanno desiderante o la dipinta immagine ?
Il desiderio lacerò il velo dell'immagine,
L'immagine diede vita all'esangue desiderio.

lunedì 3 aprile 2017

Cacciata dall’Eden

 

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Masaccio, Cacciata dei progenitori dall'Eden, 1424-1425
Firenze, Santa Maria del Carmine, Cappella Brancacci

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RAMÓN COTE BARAIBAR

CACCIATA DAL PARADISO 

Masaccio

Neppure le lacrime,
   spesse come mercurio,
 
né l’incudine di fuoco
   che li bruciava nel profondo,
 
né i chilometri di rovi,
   che fecero sanguinare le loro caviglie,
 
né la pioggia prolungata
   che li accolse una volta fuori.
 
Nulla, nulla di ciò, né le settimane né i deserti,
   né le successive generazioni
 
hanno potuto cancellare dai nostri corpi
   il profumo di gelsomino che un giorno remoto
 
portarono dal Paradiso.

domenica 26 marzo 2017

Interno d’estate

 

Summer Interior

Edward Hopper, Interno d’estate, 1909
New York, Whitney Museum of American Art

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ANNE CARSON

INTERNO D’ESTATE

Quando vedo l'aurora dico che sta per sorgere il sole.
  (Sant’Agostino, Confessioni, XI, XVIII)

L'estate ha macchiato il giorno, hai finito
con l'atterrare in un paese straniero.

Così l'anima contemplativa - i cosiddetti "cavalli dell'aurora"
semisvegli tra le alghe verdi delle origini

si parlavano a voce bassa, vicino
e dolcemente.

lunedì 13 marzo 2017

Il bicchiere di vino

 

Bicchiere

Jan Vermeer, Il bicchiere di vino, 1658-1660
Berlino,  Gemäldegalerie

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CARLOS PUJOL

LA DAMIGELLA CHE BEVE

La damigella che beve, il suo spasimante
in piedi, come in attesa
di vedere l’effetto del vino.
Sembra un visitatore,
non si è tolto il mantello né il cappello.

Oppure parte, e lei si fa forza
per dirgli addio. Un episodio
di seduzione o di acquisto di favori?
Tra i due c’è una certa intimità,
non sappiamo quale.
È inquietante questo mucchio di indizi
ambigui, divergenti,
vediamo la vita in ogni suo dettaglio
e restiamo lì senza sapere che cosa accade.
Non c’è altra spiegazione.

mercoledì 1 marzo 2017

Nottambuli / 4

 

Edward Hopper, Nottambuli, 1942
Chicago, Art Institute

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JOYCE CAROL OATES

NOTTAMBULI

I tre uomini son vestiti da capo a piedi, maniche lunghe,
cappello, anche se è un interno, e ben illuminato,
e c’è una donna. La donna indossa
un vestito rosso a maniche corte, tagliato per esporre
le braccia, una curva del suo petto cremoso, osserva
una sigaretta nella mano destra pensando
che il suo compagno ha finalmente lasciato la moglie ma
può fidarsi di lui? Gli occhi dalle palpebre pesanti,
la bocca imbronciata coperta di rossetto, ha il vero e proprio pallore
delle teste rosse, come latte scremato, maledettamente
attraente e lei crede di saperlo ma cosa di preciso
l’ha fatta arrivare così lontano, e dove? - fra qualche giorno
comincerà ad avere sensi di colpa, lei conosce i segni,
un odore reale, di sudore, rancido, come
calzini sporchi, lui sgattaiolerà via per telefonare
e lei giura che non ha intenzione di passarci di nuovo,
non ha intenzione di crollare a piangere o implorare
né ha intenzione di urlargli qualcosa, lei ha chiuso
con queste cose e lui è silenzioso al suo fianco
non è il tipo che parla molto ma sta pensando
che ha fatto la mossa giusta infine, grazie a Dio
è un po’ intontito, come un uomo che sogni -
è un sogno, questo? - tanto è vasto, fermo.
muto, orizzontale, – e il barista vestito di bianco
chinato com’è, immobile, e l’uomo
sull’altro sgabello, immobile, se non per sorseggiare
il suo caffè, ma si sente benissimo, lui,
è innanzitutto un senso di sollievo, stavolta è sicuro
al cento per cento che farà funzionare la cosa,
lo deve a lei
e a se stesso bontà divina e lei sta pensando
che la luce è troppo luminosa in ‘sto posto, forse
non proprio lusinghiera, detesta quando il suo
rossetto
si consuma e il trucco si rapprende, vorrebbe usare
una toilette per signore ma qui non ce n’è
e, Cristo, quanto ci vuole perché apra un
distributore
di benzina? È il cuore della notte e lei sente
che il tempo non cambierà idea. Questa volta
comunque non ha nessunissima intenzione
di umiliarsi -
lui comincia a parlare di sua moglie, dei suoi
marmocchi, di
come li abbandonò, avevano fiducia in lui e lui
li abbandonò, lei uscirà dalla dannatissima camera
sbattendo la porta
e se lui la chiama zucchero o baby con quella voce
gli darà un ceffone LO SAI CHE LO DETESTO:
SMETTILA.
E lui la smetterà. Gli conviene. Più si arrabbia
più diventa silenziosa, non dice una parola
da dieci minuti, non una ciocca
dei suoi capelli che si muova, e odorano un poco
di cenere, o come l’henné che usa per schiarirli
ma l’odore è lieve comunque, è pazzesco per lei
che un tipo come lui non se ne accorga e non ci badi-
mentre seppellisce la sua faccia ardente nel suo collo,
fra i seni freddi, o fra le gambe - ogni volta che
lo avrà
e ovunque lo avrà. Sta ancora osservando la sigaretta
che brucia nella mano, il barista è ancora chinato,
a bocca aperta, e lui non ci bada, perché no,
di fatto, fin quando lei non restituisce lo sguardo
lui pensa di essere l’uomo più fortunato del mondo
ma allora per quale motivo non è più felice?

mercoledì 15 febbraio 2017

Scompartimento C, Carrozza 293/2

 

Edward Hopper, Scompartimento C, Carrozza 293, 1938
New York, IBM Corporation Collection

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ERNEST FARRÉS

COMPARTMENT C, CAR 293, 1938

Viso severo, capelli
più o meno rossi, occhi
con un luccichio di introversione,
carnagione al picco della vita, atteggiamento
guardami-finché-non-ti-annoi
vestito nero che le stringeva i seni
e un gioco di gambe lunghe in piena facoltà,
era, a dirla tutta, una donna attraente
e, nel senso moderno del termine, «indipendente».

Quelle ore morte del treno erano propizie
a lanciare sguardi furtivi alla donna
che sedeva all’altro lato del corridoio. Leggeva,
la povera, con tanta concentrazione
che il pomeriggio passava e ignorava
che gli ultimi raggi del sole si incollavano dorati
ad ovest sulla volta infinita del cielo.