lunedì 13 marzo 2017

Il bicchiere di vino

 

Bicchiere

Jan Vermeer, Il bicchiere di vino, 1658-1660
Berlino,  Gemäldegalerie

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CARLOS PUJOL

LA DAMIGELLA CHE BEVE

La damigella che beve, il suo spasimante
in piedi, come in attesa
di vedere l’effetto del vino.
Sembra un visitatore,
non si è tolto il mantello né il cappello.

Oppure parte, e lei si fa forza
per dirgli addio. Un episodio
di seduzione o di acquisto di favori?
Tra i due c’è una certa intimità,
non sappiamo quale.
È inquietante questo mucchio di indizi
ambigui, divergenti,
vediamo la vita in ogni suo dettaglio
e restiamo lì senza sapere che cosa accade.
Non c’è altra spiegazione.

mercoledì 1 marzo 2017

Nottambuli / 4

 

Edward Hopper, Nottambuli, 1942
Chicago, Art Institute

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JOYCE CAROL OATES

NOTTAMBULI

I tre uomini son vestiti da capo a piedi, maniche lunghe,
cappello, anche se è un interno, e ben illuminato,
e c’è una donna. La donna indossa
un vestito rosso a maniche corte, tagliato per esporre
le braccia, una curva del suo petto cremoso, osserva
una sigaretta nella mano destra pensando
che il suo compagno ha finalmente lasciato la moglie ma
può fidarsi di lui? Gli occhi dalle palpebre pesanti,
la bocca imbronciata coperta di rossetto, ha il vero e proprio pallore
delle teste rosse, come latte scremato, maledettamente
attraente e lei crede di saperlo ma cosa di preciso
l’ha fatta arrivare così lontano, e dove? - fra qualche giorno
comincerà ad avere sensi di colpa, lei conosce i segni,
un odore reale, di sudore, rancido, come
calzini sporchi, lui sgattaiolerà via per telefonare
e lei giura che non ha intenzione di passarci di nuovo,
non ha intenzione di crollare a piangere o implorare
né ha intenzione di urlargli qualcosa, lei ha chiuso
con queste cose e lui è silenzioso al suo fianco
non è il tipo che parla molto ma sta pensando
che ha fatto la mossa giusta infine, grazie a Dio
è un po’ intontito, come un uomo che sogni -
è un sogno, questo? - tanto è vasto, fermo.
muto, orizzontale, – e il barista vestito di bianco
chinato com’è, immobile, e l’uomo
sull’altro sgabello, immobile, se non per sorseggiare
il suo caffè, ma si sente benissimo, lui,
è innanzitutto un senso di sollievo, stavolta è sicuro
al cento per cento che farà funzionare la cosa,
lo deve a lei
e a se stesso bontà divina e lei sta pensando
che la luce è troppo luminosa in ‘sto posto, forse
non proprio lusinghiera, detesta quando il suo
rossetto
si consuma e il trucco si rapprende, vorrebbe usare
una toilette per signore ma qui non ce n’è
e, Cristo, quanto ci vuole perché apra un
distributore
di benzina? È il cuore della notte e lei sente
che il tempo non cambierà idea. Questa volta
comunque non ha nessunissima intenzione
di umiliarsi -
lui comincia a parlare di sua moglie, dei suoi
marmocchi, di
come li abbandonò, avevano fiducia in lui e lui
li abbandonò, lei uscirà dalla dannatissima camera
sbattendo la porta
e se lui la chiama zucchero o baby con quella voce
gli darà un ceffone LO SAI CHE LO DETESTO:
SMETTILA.
E lui la smetterà. Gli conviene. Più si arrabbia
più diventa silenziosa, non dice una parola
da dieci minuti, non una ciocca
dei suoi capelli che si muova, e odorano un poco
di cenere, o come l’henné che usa per schiarirli
ma l’odore è lieve comunque, è pazzesco per lei
che un tipo come lui non se ne accorga e non ci badi-
mentre seppellisce la sua faccia ardente nel suo collo,
fra i seni freddi, o fra le gambe - ogni volta che
lo avrà
e ovunque lo avrà. Sta ancora osservando la sigaretta
che brucia nella mano, il barista è ancora chinato,
a bocca aperta, e lui non ci bada, perché no,
di fatto, fin quando lei non restituisce lo sguardo
lui pensa di essere l’uomo più fortunato del mondo
ma allora per quale motivo non è più felice?

mercoledì 15 febbraio 2017

Scompartimento C, Carrozza 293/2

 

Edward Hopper, Scompartimento C, Carrozza 293, 1938
New York, IBM Corporation Collection

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ERNEST FARRÉS

COMPARTMENT C, CAR 293, 1938

Viso severo, capelli
più o meno rossi, occhi
con un luccichio di introversione,
carnagione al picco della vita, atteggiamento
guardami-finché-non-ti-annoi
vestito nero che le stringeva i seni
e un gioco di gambe lunghe in piena facoltà,
era, a dirla tutta, una donna attraente
e, nel senso moderno del termine, «indipendente».

Quelle ore morte del treno erano propizie
a lanciare sguardi furtivi alla donna
che sedeva all’altro lato del corridoio. Leggeva,
la povera, con tanta concentrazione
che il pomeriggio passava e ignorava
che gli ultimi raggi del sole si incollavano dorati
ad ovest sulla volta infinita del cielo.

mercoledì 1 febbraio 2017

Ragazza alla finestra

 

Ragazza

Salvador Dalí, Figura alla finestra, 1925
Madrid, Museo Reina Sofia

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MAGDALENA BOYADZHEVA

LA FINESTRA

Dedico questa poesia al mio pittore preferito -
Il Padre del Surrealismo, Salvador Dalí/

Talvolta guardo dalla finestra,
contemplando le nuvole nel cielo.
Sogno di essere un uccello e volo
tra le nuvole di un dipinto,
di un dipinto ad olio.
Sogno di essere piena di nuvole,
di schiuma e scogli,
di acqua e sabbia...
Sogno che del mare
sono innamorata.
Sogno ad occhi aperti...

sabato 14 gennaio 2017

Lo stagno delle ninfee

 

Monet

Claude Monet, Lo stagno delle ninfee, armonia verde, 1899
Parigi, Musée d'Orsay

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AÏCHA BASSRY

IL PONTE GIAPPONESE

Lì c'era la vita:
L'erba era contenta del suo splendido verde,
Il sole brillava accarezzando l'acqua,
I lillà imploravano il cielo,
Il ponte si gloriava dell'abbraccio alla corrente…
Ma qualcosa mancava,
…c'era un vuoto dal lato sinistro,
Nella parte inferiore del quadro,
La mia borsa abbandonata sull'erba
Indicava che lì c'ero io…
Forse il pittore si è dimenticato di dipingermi!
Forse l'ombra ha divorato tutto il mio biancore!
Forse mi sono ricordata di non essere
Che l'ombra di un corpo passeggero
E quando se ne va, anch'io vado

mercoledì 4 gennaio 2017

Ragazza con l’orecchino di perla / 4

 

Jan Vermeer, Ragazza con l’orecchino di perla, 1665
L’Aja, Mauritshuis

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CARLOS PUJOL

COME SE USCISSI DALLA NOTTE

È come se uscissi dalla notte
travestita per gioco e mi guardassi
facendo una domanda. Chi sei?
Riconosco la perla
e il fremito dei tuoi occhi,
sotto il turbante blu zaffiro
e giallo limone;
ma di te preferisco non sapere,
temendo che la vita che ti ho dato
sia anche la mia vita e il suo segreto.

giovedì 29 dicembre 2016

Ritratto d’uomo

 

Antonello da Messina

Antonello da Messina, Ritratto d'uomo, 1476
Torino, Museo civico d'arte antica

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ÁLVARO CUNQUEIRO

RITRATTO: “TESTA DI UOMO”
DI ANTONELLO DA MESSINA

Qualcuno ha detto che il suo sguardo è sprezzante.
Indifferente sorride alle generazioni che passano
e giudica, senza darlo a vedere,
e senza che possiamo sospettare che forse porta
il peso degli omicidi nella sua coscienza.
L'uomo, un non so che di lussurioso,
una sottile crudeltà, uno spiarti
da qui fino in fondo al sangue e ai giardini
del pensiero, e del sogno. Si burla
dei secoli e degli angeli, e di tutto
quello che non dura, perché lui è eterno.