sabato 14 gennaio 2017

Lo stagno delle ninfee

 

Monet

Claude Monet, Lo stagno delle ninfee, armonia verde, 1899
Parigi, Musée d'Orsay

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AÏCHA BASSRY

IL PONTE GIAPPONESE

Lì c'era la vita:
L'erba era contenta del suo splendido verde,
Il sole brillava accarezzando l'acqua,
I lillà imploravano il cielo,
Il ponte si gloriava dell'abbraccio alla corrente…
Ma qualcosa mancava,
…c'era un vuoto dal lato sinistro,
Nella parte inferiore del quadro,
La mia borsa abbandonata sull'erba
Indicava che lì c'ero io…
Forse il pittore si è dimenticato di dipingermi!
Forse l'ombra ha divorato tutto il mio biancore!
Forse mi sono ricordata di non essere
Che l'ombra di un corpo passeggero
E quando se ne va, anch'io vado

mercoledì 4 gennaio 2017

Ragazza con l’orecchino di perla / 4

 

Jan Vermeer, Ragazza con l’orecchino di perla, 1665
L’Aja, Mauritshuis

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CARLOS PUJOL

COME SE USCISSI DALLA NOTTE

È come se uscissi dalla notte
travestita per gioco e mi guardassi
facendo una domanda. Chi sei?
Riconosco la perla
e il fremito dei tuoi occhi,
sotto il turbante blu zaffiro
e giallo limone;
ma di te preferisco non sapere,
temendo che la vita che ti ho dato
sia anche la mia vita e il suo segreto.

giovedì 29 dicembre 2016

Ritratto d’uomo

 

Antonello da Messina

Antonello da Messina, Ritratto d'uomo, 1476
Torino, Museo civico d'arte antica

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ÁLVARO CUNQUEIRO

RITRATTO: “TESTA DI UOMO”
DI ANTONELLO DA MESSINA

Qualcuno ha detto che il suo sguardo è sprezzante.
Indifferente sorride alle generazioni che passano
e giudica, senza darlo a vedere,
e senza che possiamo sospettare che forse porta
il peso degli omicidi nella sua coscienza.
L'uomo, un non so che di lussurioso,
una sottile crudeltà, uno spiarti
da qui fino in fondo al sangue e ai giardini
del pensiero, e del sogno. Si burla
dei secoli e degli angeli, e di tutto
quello che non dura, perché lui è eterno.

sabato 10 dicembre 2016

City sunlight

 

City Sunlight

Edward Hopper, City sunlight, 1954
Washington, Hirshhorn Museum and Sculpture Garden

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EVA MURARI

LA CITTÀ DIVENTA GIALLA

La città diventa gialla,
bianca e azzurra
nella luce della sera.
Apro la finestra.
Guardo un libro su Hopper che mi hai prestato
e penso che talvolta mi immagini
seduta nel soggiorno
attraverso le tende mosse dalla brezza.

sabato 3 dicembre 2016

I coniugi Arnolfini / 4

 

Jan Van Eyck, I coniugi Arnolfini, 1434
Londra, National Gallery

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MARÍA MERCEDES CARRANZA

QUI CON LA SIGNORA ARNOLFINI

Bene, signora Arnolfini, è
tempo che si decida.
Va benissimo
che guardi suo marito con occhi di
oh che begli abiti comprati per me
ma è l'ora di avere suo figlio
e di mangiare le arance,
perché non tutto è dolce
e felice come Dio ha voluto
e all'improvviso le arance cominciano
- dico - a puzzare. Non
mi spiego perché continui a posare,
se anche Van Eyck stesso è stramorto
e il suo Pinocchio  - pardon - suo marito non è più
l'abito della sua anima, anche perché
è noto che ultimamente le signore
preferiscono altre fibre.
Venda il suo palazzo e i suoi gioielli
e giri il mondo in autostop; beva
la pausa che rinfresca, compri
quello che prima o poi sarà
un Philips e legga il Reader´s Digest;
si dedichi a una collezione di portachiavi e
si sottoponga a chirurgia plastica; poi
inghiotta barbiturici. Faccia qualcosa signora
perché non la veda morire tra memorie tristi,
come capita ai colombi
in Piazza della Signoria.

sabato 26 novembre 2016

La camera di Arles / 2

 

La camera di Arles

La camera di Vincent ad Arles, 1888
Amsterdam, Van Gogh Museum

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JANE FLANDERS

IL LETTO DI VAN GOGH

Il letto di Van Gogh
è arancione,
come la carrozza di Cenerentola, come
il sole quando lo ha guardato
dritto negli occhi.

È stretto, dorme solo,
tossendo tra due cuscini,
mentre il letto
lo sorregge disfatto.

È goffo,
ma accogliente. Un contadino
ha costruito il telaio; e la vecchia moglie ha battuto
il materasso fino a farlo gonfiare come una meringa.

È vuoto,
la luce del mattino vi si versa
come vino, melodia, profumo,
il ricordo della felicità.

martedì 15 novembre 2016

Veduta di Delft / 2

 

Jan Vermeer, Veduta di Delft, 1660-61
L'Aja, Mauritshuis

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ANDRÉS CATALÁN

VEDUTA DI DELFT

Non quella che tende calma la schiena a mezzogiorno,
non il preciso azzurro né il giallo
della parete che Marcel Proust amava,
ma quella che piazza
alla finestra il rumore dei carri,
dei remi che affondano nell'acqua,
la voce del mercante che annuncia i suoi unguenti,
mentre versa — con cura — il latte
la ragazza.