giovedì 4 ottobre 2018

Narciso / 2


Caravaggio (attribuito), Narciso, 1597-1599
Roma, Galleria d'Arte Antica, Palazzo Barberini

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GONZALO MILLÁN

L’ABISSO

Tra un Narciso e l'altro si apre un abisso
Spunta da uno specchio di ghiaccio proibito.
Attraverso il mercurio con volti identici
si vedono entrambi, si cercano, si osservano
come gemelli lontani, separati
da una trasparenza insormontabile.

giovedì 27 settembre 2018

Le muse inquietanti


De Chirico


Giorgio De Chirico, Le muse inquietanti, 1917-1918
Milano, Collezione Gianni Mattioli


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SYLVIA PLATH

LE MUSE INQUIETANTI

Mamma, mamma, quale zia maleducata
o cugina sfigurata e repellente
dimenticasti cosi sconsideratamente
d'invitare al mio battesimo, che quella
al posto suo mandò queste signore
dalla testa come un uovo da rammendo,
per dondolarla e dondolarla ai piedi,
al capo e a sinistra della culla?

Mamma, tu che su ordinazione inventavi le avventure
di Mixie Blackshort, l'orsetto coraggioso,
mamma, tu le cui streghe sempre sempre
finivano cotte in forno insieme al panpepato,
chissà se le hai viste, se hai detto parole
per liberarmi da quelle tre signore
che annuivano di notte intorno al letto,
senza bocca, senz'occhi, la testa calva tutta toppe?

Quando ci fu l'uragano e nello studio
di papà s'incurvarono le dodici finestre
come bolle prossime a scoppiare, tu preparasti
a mio fratello e a me biscotti e Ovomaltina
e ci insegnasti a cantare tutti in coro:
"Thor è arrabbiato: bum bum bum!
Thor è arrabbiato: che ce ne importa?"
Ma quelle signore ruppero le vetrate.

Quando a scuola le bambine eseguirono la danza
sulle punte e facendo lampeggiare le pile
cantarono la canzone delta lucciola, io non riuscivo
a muovere un piede nella mia veste coi lustrini
ma me ne stavo in disparte, goffa,
nell'ombra gettata dalle mie madrine
dalla lugubre testa, e tu piangevi, piangevi,
e l'ombra si allungò, si spensero le luci.

Mamma, mi mandavi a lezione di piano
e lodavi i miei trilli e arabeschi,
benché tutte le maestre giudicassero il mio tocco
stranamente legnoso nonostante le scale
e le ore di esercizio, e il mio orecchio
stonato e, sì refrattario alle lezioni.
Ho imparato, ho imparato, ho imparato altrove,
da muse non assunte da te, mamma cara.

Un giorno mi sono svegliata e ti ho vista, mamma,
che galleggiavi nell'azzurro più azzurro
su una mongolfiera verde coperta di un milione
di fiori e uccellini azzurri che mai mai
si videro, in nessun luogo mai.
Ma il piccolo pianeta volò via saltellando
come una bolla di sapone mentre tu gridavi: "Vieni, vieni!".
E io restai sola davanti alle mie compagne di viaggio.

Giorno e notte ora, al mio capo, al fianco, ai piedi,
stanno a veglia con vesti di pietra,
le facce vuote come il giorno in cui nacqui,
le ombre lunghe nel sole calante
che mai splende più vivo e mai tramonta.
E questo è il regno a cui mi hai portato,
mamma, mamma. Ma nessuna espressione del mio viso
tradirà la compagnia che frequento.

(trad. Anna Ravano)

martedì 18 settembre 2018

Il bagno



The Bath 1925 Pierre Bonnard 1867-1947 Presented by Lord Ivor Spencer Churchill through the Contemporary Art Society 1930 http://www.tate.org.uk/art/work/N04495

Pierre Bonnard, Il bagno, 1925
Londra, Tate Gallery

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ESTELA FIGUEROA

IL BAGNO

Parla la moglie di Bonnard:
Era così. Gli piaceva dipingermi nuda mentre facevo il bagno.. Disegnava un bozzetto e si ritirava nel suo piccolo studio dove rimaneva chiuso per ore..Dopo qualche giorno mi mostrava la tela . Era sempre una donna giovane e bella che faceva il bagno. Ed ero io.. Bonnard non si rendeva conto che ingrassavo e invecchiavo. Non ero più giovane. Ero una matrona.
Poi ebbe un flirt con la fotografia e con un’altra donna. Non crediate che mi sia disperata. Come ogni matrona ho accettato le sue stupide scuse.
E continuò a dipingermi giovane nel bagno.
La vita è una rete di verità e bugie.

venerdì 7 settembre 2018

Sant’Agata/2


Francisco de Zurbarán, Sant’Agata, 1630-1633
Montpellier, Museo Fabre

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GONZALO MILLÁN

LA FORMA DELLA TELA

L'olio di Montpellier
È dipinto su una tela
verticale come una porta
che supera un arco curvo
come un seno

martedì 28 agosto 2018

L’Ortolano


L'Ortolano

Giuseppe Arcimboldo, L'Ortolano, 1587-1590)
Cremona Museo civico Ala Ponzone

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EDUARDO MILEO

GIUSEPPE ARCIMBOLDO (1527-1593)

Qualsiasi estetica naturalista
perde
contro la natura.
Occorre ironizzare;
non cadere nella pura
verità.

Piove
sul giardino;
la pioggia
lava via i colori.
Quegli esseri luminosi
sono forme
da mordere.

Questa è la grande ironia:
se l'arte non dà da mangiare,
è necessario fare un'arte
commestibile.

(da Estrazione dell'acqua dalla nebbia)


domenica 12 agosto 2018

Estate (1573)


Arcimboldo The four seasons Tutt'Art@

Giuseppe Arcimboldo, Estate, 1573
Denver, Denver Art Museum

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EDUARDO MILEO

L’ESTATE (1573)

La testa, coperta da un ciuffo di prezzemolo fiorito, ciliegie, fichi, dell'uva nera. Il viso è solcato da un pomodoro, aglio, una pera, una pesca come zigomo. Il naso è un cetriolo o una zucchina. Le orecchie di frumento sporgono dal collo del vestito. Un carciofo sembra un fiore esagerato per l'occhiello. L'estate sorride, consapevole della sua abbondanza.

giovedì 2 agosto 2018

Narciso


Narciso

Caravaggio (attribuito), Narciso, 1597-1599
Roma, Galleria d'Arte Antica, Palazzo Barberini

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GONZALO MILLÁN

L’INCUBO DI NARCISO

Narciso si guarda in uno stagno
di acido.
Osserva come il suo riflesso svanisce
mangiato dalle acque verdastre.
Quando l'illusione corrode gli occhi,
il rapimento è la maschera dell'orrore.



martedì 24 luglio 2018

Sant’Agata


Zurbaran

Francisco de Zurbarán, Sant’Agata, 1630-1633
Montpellier, Museo Fabre

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GONZALO MILLÁN

PRIMA VISIONE

La santa è una ragazza delicata
dai seni mutilati
vestita con sfarzo, porpora,
viola, nero e oro.
La ragazza mostra il simbolo
del suo martirio: i seni
galleggiano sul sangue
raccolto in un vassoio.



giovedì 19 luglio 2018

La pelliccia


Rubens_Het_Pelsken_1630


Peter Paul Rubens, La pelliccia, 1630
Vienna,  Kunsthistorisches Museum

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JACQUES DARRAS

PETER PAUL RUBENS MENTRE DIALOGA CON HELENA
FOURMENT, SUA MOGLIE, NUDA SOTTO UNA PELLICCIA NERA

La bellezza parla con una voce di donna.
Si chiama la bellezza, bellezza è femminile.
Coloro che fanno parlare la bellezza si chiamano i pittori.
Chiedono a una donna di rimanere in piedi davanti a loro.
Resti in piedi, per favore, resti in piedi, non si muova.
La bellezza consente, la bellezza è consenziente, la bellezza non protesta.
Questo è importante, la bellezza è una donna che acconsente.
A che cosa acconsente?
A che la si guardi, al fatto che un uomo la guardi a lungo.
Un uomo, un modista un figurinista un sarto un fotografo un pittore.
Meglio di tutto la pittura nella fusione del tratto l’impasto.
Nella fusione del carboncino che il tessuto respinge, che il colore ricopre.
Una donna in attesa consensuale che un pittore la vesta la spogli.
Parlano insieme?
Dialogano non c’è dubbio.
Se anche scambiano soltanto tre parole con la voce, dialogano.
Che cosa si può fare d’altro con la bellezza se non dialogare con lei?
Prenderla tra le braccia come un uomo prende una donna, la bellezza smette.
La bellezza smette di essere la bellezza per divenire un desiderio realizzato.
Il desiderio di bellezza richiede la distanza, la giusta distanza.
La bellezza è un’immagine dipinta della bellezza.
Una donna è rimasta in piedi, seduta, allungata per delle ore.
Più sedute più pose.
Più giorni più settimane, torni a trovarmi domattina per favore.
E immaginiamo che il pittore magari qualche volta non abbia potuto o non abbia saputo resistere.
Che si sia avvicinato piano alla sua modella, posando le sue spazzole.
E immaginiamo che la modella abbia creduto a una correzione della sua posa.
E ci raffiguriamo il pittore mentre le prende delicatamente il braccio.
Piegarlo, dispiegare lentamente il braccio della modella della bellezza.
Poi col fiato corto mentre posa la mano palmo aperto sul seno della bellezza.
Posare il palmo aperto dita leggermente premute sul seno.
La modella, si è chiesta la bellezza, è una correzione della posa?
Sorpresa, la bellezza ha potuto credere a una nuova indicazione.
Poi, no, piano una volta, no due volte, riprendete la vostra posa di pittore.
Poi no, la bellezza non ha ceduto alla bellezza, d’un pollice d’un palmo.
Riprendete i vostri attrezzi da pittore la spazzola i pennelli, ha detto al pittore.
Quando la bellezza era davvero la bellezza che imprimeva la sua distanza al desiderio.
Sarà capitato sempre così, siamo davvero sicuri?
No, non del tutto, non ogni volta, ci saranno state delle eccezioni.
Qualche volta la bellezza non avrà resistito al suo stesso desiderio.
Qualche volta l’emozione della donna avrà avuto la meglio sulle distanze.
Qualche volta forse, ma dopo?
Dopo essersi rimessa in piedi, che cosa sarà accaduto?
La bellezza avrà verosimilmente ripreso la posa.
Avrà posto al pittore la domanda, andiamo avanti?
Lui, confuso felice vergognoso liberato di essere passato attraverso l’armatura di maglia del desiderio.
Lui che cosa fa in quella situazione, ha ancora il senso delle distanze, in lui?
Ha la tensione energica necessaria in lui per riprendere le proprie distanze?
Avverrà secondo i casi.
Ma nel caso probabile di un rispetto reciproco, il dialogo s’instaura.
Il dialogo della mano con la tela, la matita l’olio, l’occhio le forme.
S’instaura il dialogo tuttavia non si sente niente.
Niente non dice niente a niente, la matita è di un mutismo totale, traccia scrive.
Ed è tutta una potenza di dialoghi taciuti, di amorosi gesti mimati.
Tutta quella conversazione con parole convertite nel loro silenzioso contrario.
Quella lunga sospensione di parole trattenute nelle due bocche chiuse.
Una sottile e sorridente, come se sorridesse verso l’interno di sé.
L’altra tesa, labbra nervose per l’apprezzamento insoddisfatto.
Sì sarà questo ritegno della parola a vantaggio dei tratti che faranno scaturire la bellezza.
La bellezza è una donna che potrebbe parlare, una donna che sta per parlare.
Ma sss! che non deve che non può, che lo proibisce a se stessa.
La bellezza è una proibizione fatta dalla bellezza a se stessa.
È perché siamo censurati da lei, censurati dalla bellezza?
Censurati dalla bellezza, sospesi da, sospesi alla bellezza?
La bellezza è un atto d’amore dolorosamente amorosamente differito.
A questa condizione, a quest’unica condizione la bellezza parla.
La bellezza nella pittura parla, chetiamoci a nostra volta.
Ascoltiamola noi stessi parlare tutte le parole che serba in se medesima.
Poiché la pittura è come la parola in una conversazione sacra.
Poiché la parola è come il sacro della parola in una conversazione profana.
Guardate la donna dalla pelliccia di Peter Paul Rubens.
La bellezza fattasi donna nello sguardo del pittore di Anversa.
Non parliamo neppure di tutto ciò che Rubens qui dice prima di Rembrandt.
Tralasciamo questo, l’incarnazione profana della bellezza, lasciamola alla storia.
La storia della pittura la scriverà nei libri, la dirà nei microfoni.
Lasciamo gli altri parlare di questo, parlare di quello.
Un’altra conversazione avviene al di sotto, al di là, al di dentro.
Ascoltiamo Rubens, avrebbe detto il vecchio ambasciatore di Amsterdam, Paul Claudel.
Bisogna ascoltare la pittura con l’orecchio, l’occhio coalizzato con l’orecchio.
Ascoltiamo Peter Paul Rubens, lo sentite a bassa voce?
Egli parla, parla mentre dipinge, parla a bassa voce.
Chiama la sua modella, Helena sua moglie, Helena Fourment sua moglie.
Ha cinquantanove anni sessant’anni, ha circa quell’età, più o meno.
Ha soltanto due anni da vivere, non lo sa fino in fondo, lo sa.
Lo sa come un uomo di quell’epoca che ha riempito la sua vita.
Dipinge sua moglie contro l’orizzonte della morte, il limite.
La chiama a bassa voce, è la sua anima d’innamorato che parla suo malgrado.
Helena, Helena tu che hai diciotto anni venti anni o forse più, oh Helena!
Mi senti chiamarti come ti chiamerò quando non ci sarò più.
Domani tra poco non sentirai più la mia voce non ti sentirò più.
Non ci sarà più nessuna parola tra noi, sarò tra le nuvole del cielo.
Volerò salirò tra le ascensioni celesti che ho prefigurato.
Sarò molto lontano nell’azzurro nell’opacità dei vapori, chi può dirlo?
Ci sarà tanta gente lassù, non ho dipinto l’Inferno, ci sarà folla.
Non mi sentirai più parlare, il concerto degli angeli renderà oscura la mia voce.
Cantare, lo possiamo se amiamo l’indistinto della musica.
Ma la voce Helena, ma la tua voce la mia conversare tra noi, come?
Da quale bocca in quale lingua converseremo ancora?
Uccello mio carne mia mia nudità profana mi senti parlarti a bassa voce?
Mi senti parlarti attraverso la pelliccia di sabbia che stendo sulla tua schiena?
Lasciami stringerti avvilupparti fino alla fine in un tessuto di carezze.
Helena sei la figlia degli arazzi di Anversa, sei pelliccia sei fodera.
Nel nostro palazzo genovese di Anversa quando passeggerai, tendi l’orecchio.
Non sentirai la mia voce né in cielo né sulla terra né in alcuna riva dello Schelda.
Non ti chiamerò attraverso la foce del fiume che scorre dietro di noi.
Vieni alla tela, piuttosto, vieni al ritratto di te stessa la tua beltà impellicciata.
Het Pelsken, Het Pelsken, ricordati del giorno in cui posammo, tu e io.
Tu e io posammo ai due lati della tela, della parete dei colori della nostra pelle.
Ti ho creata l’Anversa di me, ti ho dipinta l’Anversa di te mia bellezza di Anversa.
Ti ho vestita nella nudità di Eva nostra madre, l’inverso dell’abito.
Guardandoti mio blu d’azzurro mia nuvolosa terrena mi sentirai mentre ti parlo.
Sentendomi parlarti mi vedrai carezzarti, mentre io ti dipingo con le mani.
La bellezza è il ricordo anticipato di tutti i gesti d’amore che celiamo
La bellezza è il vello nero di tutte le notti che avranno attraversato i nostri corpi.
La bellezza è l’inverso delle nostre pelli animali, delle nostre mucose mortali.
La bellezza, baciamo la parola con le sue labbra, farà silenzio.

Traduzione dal francese di Viviane Ciampi

lunedì 9 luglio 2018

Il negozio di barbiere


.Hopper

Edward Hopper, Il negozio di barbiere
Purchase, Neuberger Museum of Art

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ANNE CARSON

IL NEGOZIO DI BARBIERE

Quanto ne è volato via è passato
Quanto ne resta è futuro

(Agostino, Confessioni, XI)

Ci vuole pratica per radere la pelle della luce
Polarità
               significa
                           più o
                                       meno
                            notte
totale.
I pinguini cadono come dadi stupefatti
Ma
        New York
                       i barbieri sono bravi
             sul
ghiaccio
La mattina oscilla in un buco spruzzato di luna
Fasce
          di tempo
                     stanno insieme
                                         al
palo
Le sue forbici scintillano sull'acqua nera aperta
Lei
         ama
                  la quiete lei
                                       potrebbe
                                 essere
                          sua
figlia

lunedì 25 giugno 2018

Ritratto di dama / 2


Leonardo da Vinci, Ritratto di dama, 1490-1495
Parigi, Louvre

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RAMÓN COTE BARAIBAR

BELLE FERRONIÈRE

Leonardo da Vinci

Non fu per il candore accecante
della neve
che distogliesti lo sguardo.
Donna ferita dall'amore,
protetta dal nastro nero che ti cinge la fronte
ti affacci decisa alla finestra della torre
provando a trattenere il pianto che solo il cuore sa produrre,
che solo l'illusione fa sorgere
Le allodole fugaci
che sorvolano la tua tristezza
non possono spegnere
il tizzone che brucia al fondo dei tuoi occhi.
Come se ti accusassero di dimenticare
ti volti a guardare con rabbia, con fierezza,
la voce una volta amata
che ora ti separa dalla neve.

giovedì 7 giugno 2018

Il vecchio chitarrista


Picasso

Pablo Picasso, Il vecchio chitarrista, 1903-1904
Chicago, Art Institute

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WALLACE STEVENS

L’UOMO DALLA CHITARRA AZZURRA, I

L’uomo chinato sulla sua chitarra
Nella verde giornata. Forse un sarto.

Gli dissero: “Sulla chitarra azzurra
Tu non suoni le cose come sono”.

Egli disse: “Le cose come sono
Si cambiano sulla chitarra azzurra”.

Risposero: “Ma tu devi suonare
Un’aria che sia noi e ci trascenda,

Un’aria sopra la chitarra azzurra
Delle cose così come esse sono”.




domenica 27 maggio 2018

Cappella Brancacci


cappella-brancacci-firenze

Firenze, Santa Maria del Carmine

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YVES BONNEFOY

CAPPELLA BRANCACCI

Fioco lume della notte di gennaio sulle lastre,
Quando avevamo detto che non tutto è destinato a morire!
Sentivo più avanti in un’ombra somigliante
Un passo di ogni sera che scendeva verso il mare.

Ciò che rinserro in me non è forse che un’ombra,
Ma seppi distinguervi un viso eterno.
Così avevamo preso verso affreschi oscuri
Il vano cammino delle strade impure dell’inverno.

(Traduzione di Maria Clelia Cardona)




venerdì 18 maggio 2018

Giudici


Rouault

Georges Rouault, Giudici, 1908
Collezione privata

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ADOLFO BURRIEL

I GIUDICI

1908 (di Georges Rouault)

Il sublime fetore della porpora
grottesca,
lì dove risuona la tenebra
amara,
nasce la cripta,
fruscia e biascica
la poderosa sete di vendetta.

lunedì 7 maggio 2018

Tasso nell’ospedale di S.Anna/2

Eugène Delacroix, Tasso nell’ospedale di Sant’Anna, 1839
collezione privata

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CHARLES BAUDELAIRE

SUL “TASSO IN PRIGIONE” DI DELACROIX

Il poeta in galera, trasandato, morboso,
rollando un manoscritto sotto il piede nervoso,
misura d’uno sguardo fiammante di terrore
la scala di vertigine dove affonda il suo cuore.

Il riso inebriante che riempie la prigione
allo strano e all’assurdo invita la ragione;
il Dubbio lo ravvolge, e la Paura immonda,
multiforme e ridicola, dattorno lo circonda.

Questo genio rinchiuso in un antro di miasmi,
queste smorfie, questi urli, quest’orda di fantasmi
che s’ammutina in turbine stipandogli l’udito,

questo fantasticante che l’orrore del sito
risveglia, ecco il tuo emblema, Cuore dai sogni oscuri,
tu, che il Reale soffoca dentro i suoi quattro muri!

venerdì 27 aprile 2018

Il giardino delle delizie


bosch - trittico_giardino_delle_delizie

Hieronymus Bosch, Il giardino delle delizie. 1480-1490
Madrid, Museo del Prado

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ALFREDO VEIRAVÉ

HYERONIMUS BOSCH

La mia casa di Resistencia, come Città del Messico o Tenochtitlán,
fu costruita su una laguna subtropicale di erba cavallo e ninfee
e strani uccelli; per questo quando le grandi piogge
tropicali la trasformano in un'arca di Noè si muove sui formicai e sulle acque
e non c'è niente che resta al suo posto in questi movimenti
imprevedibili così credo di aver sbagliato a comprare al
Museo del Prado una riproduzione di dimensione più o meno naturale del 
   Giardino delle delizie

Come non può qui un pittore fiammingo spaventarsi di questi
cambi di realtà se la sua fantasia sa soltanto generare
macchine di mostri divoratori di europei, un bestiario
di simboli carnali nel villaggio di Hertogenbosch!

(da Storia naturale, Sudamericana, Buenos Aires, 1980)

mercoledì 18 aprile 2018

Giove e Semele


Giove e Semele

Gustave Moreau, Giove e Semele, 1895
Parigi, Musée National Gustave Moreau

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MERCEDES ROFFÉ

GIOVE E SEMELE

(G. Moreau)

Non importa quel che vedi
Non importa
che quel che vedi ti accechi
Non importa che sia il mio volto
quel che vedi

Fisso è il mio sguardo su una visione
che solo a me è rivolta

è la mia passione
è la mia cecità

è il mio orrore

(da L’opera fantasma, 2012)



giovedì 5 aprile 2018

Ragazza con l’orecchino di perla / 5


Jan Vermeer, Ragazza con l’orecchino di perla, 1665
L’Aja, Mauritshuis

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JUAN MANUEL ROCA

RAGAZZA CON TURBANTE

Dovrai coprire con veli
La bottiglia di vino porpora,
Gli abiti di raso
Disegnati su altre forme di donna.
Sarai una spia della luce.
Al riparo dai candelabri
La vita è solo un tema,
Uno schizzo dimenticato da Dio
Sulla strada per la casa di Vermeer.
Cameriera instancabile,
Pulirai gli oggetti con un panno
e con una garza la lampada.
Guarderai nuvole eccitate
Sui tetti di Delft,
Nuvole bianche come la tua cuffia di neve
Riflessa nei bicchieri di cristallo.
La musica attraverserà il salone
Cercando la bianchezza dei tuoi piedi.
Nelle botteghe del mare
Un'ostrica intaglia la perla
Che splenderà in un quadro di Vermeer.

lunedì 26 marzo 2018

Gesù nel sepolcro


Teodorico

Maestro Teodorico, Gesù nel sepolcro, 1360 circa

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GREGORY CORSO

ECCE HOMO

Dentro mani e piedi feriti
i frammenti delle precedenti ferite (quasi guarite)
come mandorle nere incastonate
sono una risposta sufficiente:
i chiodi hanno trafitto l'uomo fino a Dio.

La corona di spine (ottima idea!)
e la ferita nel fianco (un'atrocità!)
hanno solo penetrato l'uomo.

Ho visto molti dipinti simili a questo;
le stesse punizioni,
oggetto di prova; ecce signum
la stessa faccia triste;
li ho dimenticati tutti.
Oh Teodorico, gioventù, ambiguità, colpa mia; Ma anche il tuo!
Che dolore! questo è
impossibile da dimenticare.

sabato 17 marzo 2018

La Primavera / 3


Sandro Botticelli, La Primavera, 1482
Firenze, Museo degli Uffizi

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GREGORY CORSO

LA PRIMAVERA DEL BOTTICELLI

Della Primavera nessun segno!
Sentinelle fiorentine
da campanili ghiacciati
cercano un segno –
Lorenzo sogna di destare uccelli azzurri
Ariosto si succhia il pollice.
Michelangelo si siede in mezzo al letto
… destato da nessun mutamento nuovo.
Dante getta indietro il cappuccio di velluto,
i suoi occhi sono profondi e tristi.
Il suo cane danese piange.
Della Primavera nessun segno!
Leonardo misura a passi la sua intollerabile stanza
… arrogante fissa la neve ostinata.
Raffaello entra in un bagno caldo
… i suoi lunghi capelli di seta son secchi
per il poco sole.
Aretino ricorda la Primavera a Milano; la madre,
che ora, su dolci colli milanesi, dorme.
Della Primavera nessun segno! Nessun segno!

Ah, Botticelli apre la porta del suo studio.

lunedì 5 marzo 2018

Tasso nell’ospedale di S.Anna/1


Delacroix Le Tasse Fondation Reinhard

Eugène Delacroix, Tasso nell’ospedale di Sant’Anna, 1839
collezione privata

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FRANCO FORTINI

MONOLOGO DEL TASSO A SANT’ANNA

Grazie a Dio e alla Vergine Santa. Qui non vedo
nessuno, le finestre hanno una inferriata
nuova murata, le porte catenacci
fortissimi anche se sono solo anche se

a evadere neanche penso. Ringrazio
il Signore che mi ha voluto restringere
Mi hanno detto che il Duca vuole concedermi
di vedere persone amiche e di discutere

con loro di letteratura e di cose religiose.
È chiaro che ho paura di parlare e di sapere.
Mi dicono che il mio poema ha successo

e che nei paesi stranieri è letto e cantato.
Il dolore che ho nel petto
sarebbe più terribile quando gli ospiti se ne andassero.

mercoledì 28 febbraio 2018

Lo specchio


Delvaux

Paul Delvaux, Lo specchio, 1936
collezione privata

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JEANNETTE CLARIOND

NUDO ALLO SPECCHIO

Il sargasso azzurro della tua nudità,
le cose tristi davanti allo specchio,
vecchie cose che resistono, nella loro nostalgia,
contro le cose nuove:
le cosce solide delle ragazze,
tratto perfetto di Delvaux.

giovedì 22 febbraio 2018

Blu, verde e marrone


mark-rothko-blue-green-and-brown-1951

Mark Rothko, Blu, verde e marrone, 1951
Washington, National Gallery

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ADOLFO BURRIEL

BLU, VERDE E MARRONE

(1951, di Mark Rothko)

Naufraga qui,
sul lato unico
dell'unico orizzonte,
erompe dall'aria,
consegna l'oscura chiarezza
del sentimento
al dio che irrompe nei sigilli,
invade l'infinito,
lascia che solo un'anima inspiegabile
ponga fine al tuo sguardo.



sabato 10 febbraio 2018

Il poeta sdraiato


The Poet Reclining 1915 Marc Chagall 1887-1985 Purchased 1942 http://www.tate.org.uk/art/work/N05390

Marc Chagall, Il poeta sdraiato, 1915
Londra, Tate Gallery

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JORGE TEILLIER

IL POETA NEL CAMPO

Potremmo anche metterci
in primo piano nel quadro
con la giacca macchiata d'erba
e dal nostro sogno
forse sorgeranno
un cavallo indifferente
una mucca che rumina lenta
una capanna dal tetto di paglia.

Ma
la questione
è che le cose sognano con noi,
e infine non si sa
se siam noi a sognare con il poeta
che sogna il paesaggio,
o se è il paesaggio che sogna con noi
e il poeta
e il pittore.


venerdì 26 gennaio 2018

Paesaggio con la caduta di Icaro / 3


Bruegel,_Pieter_de_Oude_-_De_val_van_icarus_-_hi_res

Pieter Bruegel il Vecchio, “Paesaggio con la caduta di Icaro”
Bruxelles, Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique

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GUY GOFFETTE

ICARO SI RISOLLEVA, IV

Imbarcarsi senza ritorno, ecco cosa volevano,
gettare gli orologi nel primo giardino di strada
e non avere più che da contemplare il cielo
come il pastore che alza gli occhi

il ragazzo caduto nell’acqua verde. Non abbiamo
che una strada e i nostri piedi non vi possono
niente, pensavano. Icaro è morto, e Bruegel,
e noi stessi, come in marcia verso Ninive,

bocca chiusa, messaggio scordato, cercando
quel che avremmo dovuto dire e a chi parlare,
noi non siamo già più che una traccia
nella notte, la ricaduta di un sogno

tra le rotaie del presente, e che si cancella.

mercoledì 17 gennaio 2018

I giocatori di carte


Cézanne


Paul Cézanne, I giocatori di carte, 1895
Parigi, Musée d’Orsay

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ANDONIS FOSTIERIS

I GIOCATORI DI CARTE

Li trovo sempre qui. Nel luogo malfamato
(Lo stesso squallido caffè, una bettola)
Con una bottiglia sul tavolo.
Quello a sinistra fuma la pipa. Ma entrambi
Dediti anima e corpo
Alle carte.
Il gioco è appena cominciato. Hanno preso
Le prime carte ed esaminano con cura
La tattica da seguire. Ho notato
Che, freddo o caldo, senz’altro
Indossano giacca e cappello. Ho notato
Soprattutto questo: Non ammettono
Di interrompere la partita per un attimo.
Si dimenticano di mangiare e bere.
Di dormire. Siedono
L’uno di fronte all’altro. Immobili.
E questo da anni, senza posa.
Come si spiega?
Non li cercano le mogli, i figli,
Non hanno casa, lavoro? Mi tormenta
il dubbio. Sospetto
Che qualche trucco inganni la ragione,
Devi avermi giocato un brutto scherzo
Con i tuoi caldi e freddi da capogiro
Nello squallido locale
In cui mi hai trascinato,
In questa bettola
Fumosa,

Signor Cézanne.

giovedì 4 gennaio 2018

Cacciatori nella neve / 2


Pieter Bruegel, Cacciatori nella neve, 1565
Vienna, Kunsthistorisches Museum

.

.

RUTGER KOPLAND

INVERNO DI BRUEGEL

Inverno di Bruegel, colline con cacciatori
e cani, ai loro piedi la valle col villaggio.

Quasi a casa, ma il portamento stanchissimo, i passi
nella neve, un ritorno - sì - ma così lento,
quasi un arresto. Ai loro piedi ingigantisce
la profondità, si fa più ampia e lontana,
finché il paesaggio scompare in un paesaggio
che deve pur esserci, e c'è, ma soltanto

come esiste il desiderio.

Davanti a loro scende a picco un uccello nerissimo.
Derisione per quel faticoso tentativo di ritorno
alla vita laggiù: i bambini coi pattini sullo stagno,
le fattorie con le mogli in attesa e le bestie?

Vola una freccia ridendo al suo bersaglio.