martedì 23 ottobre 2012

Testa di Elena

 

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Antonio Canova, Testa di Elena, 1811
San Pietroburgo, Ermitage

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GEORGE GORDON BYRON

SUL BUSTO DI ELENA DEL CANOVA

In questa vista di marmo ammirevole,
Sopra i pensieri e i lavori dell’uomo,
È quel che Natura poteva ma non volle fare,
Mentre possono Canova e la Bellezza!
Al di là della forza di immaginazione,
Al di là dell’arte sconfitta del Poeta,
Con l’immortalità come sua dote,
Ammirate la Elena del cuore!

lunedì 15 ottobre 2012

Ragazza con l’orecchino di perla / 2

 

Johannes Vermeer, Ragazza con l’orecchino di perla, 1665
L’Aja, Mauritshuis

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ADAM ZAGAJEWSKI

LA FANCIULLA DI VERMEER

La fanciulla di Vermeer,  ora famosa
guarda me. La perla guarda me.
La fanciulla di Vermeer ha una bocca
rossa, umida e sfavillante.

O fanciulla di Vermeer, perla,
celeste turbante: sei luce
e io sono fatto d’ombra.
La luce guarda l’ombra con superiorità
con comprensione, forse con pena.

(da La fanciulla di Vermeer, 2010)

domenica 14 ottobre 2012

Donna con brocca d’acqua

 

 

Johannes Vermeer, Donna con brocca d’acqua, 1664
New York, Metropolitan Museum of Art

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ADAM ZAGAJEWSKI

LEI GUARDAVA ATTENTAMENTE DALLA FINESTRA

Lei guardava attentamente dalla finestra,
come aspettandosi da quella parte una risposta o un segno.
Per accertarsene, aveva afferrato il telaio della finestra
con le dita della mano destra.
La luce del giorno era diffusa e forte al contempo.
Non riusciva a distinguere nessun dettaglio.
E inoltre, regnava un silenzio assoluto,
come se le vie della città fossero
state sepolte da una pesante coltre di neve.
Infine capì:
sono soltanto una figura in un dipinto di Vermeer.

giovedì 4 ottobre 2012

Il tuffatore di Paestum

 

Tomba del Tuffatore, Lastra di copertura (dettaglio), V sec. a. C.
Paestum, Museo Nazionale

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ROBERTO MUSSAPI

PAROLE DEL TUFFATORE DI PAESTUM

Io sono l’anima di tuo padre, il tuffatore:
ti ho seguito ogni giorno, ti sono accanto,
conosco come allora le tue zone d’ombra,
il linguaggio dei moti tracciato dalla tua faccia,
niente è cambiato da allora, in questo senso.
Questa è la prima cosa che ho scoperto,
la prima che volevo dirti: non cambia la percezione
dei tuoi attimi, come non cambiava
di notte, nel sonno, o per la distanza.
So che questo mio soffio (dal fondo dell’acqua, tra le attinie)
sarà per te come le mie parole un tempo:
che ti infondevano memoria e coraggio,
più del vino o di una donna che ti guarda.
La mia prima scoperta, la prima verità è che nulla
si spezza nel segreto dell’anima.
Il resto è confuso, è presto
per cercare di riferirti,
coralli, attinie, vite che si disegnano da un moto
d’acqua e si dileguano all’istante.
Non tutto è luce, trasparenza, silenzio,
cunicoli di buio, respiri compressi, poi voci
che inalano in me come se io parlassi.
Scivolo verso un fondo sempre più distante
E sento che una luce sommersa mi chiama da oriente:
non so dove finisca, per ora,
non so che cosa sia ma so che amore
la muove e ne determina il respiro.
Di questo viaggio parlerò più avanti,
quando esperito sarà conoscenza,
posso parlarti di quanto ho lasciato,
sopra la superficie azzurra delle acque,
tra le sabbie bianchissime, le palme,
l’ombra degli ulivi, il vino
che veniva versato dalle anfore:
ama la terra rosa nel tramonto,
immergiti nel mare per gioco, come un tritone,
gusta la frutta, il pane, bevi e mangia,
ascolta le risa delle ragazze,
cerca la loro bocca, ridi e dispèrati,
ringrazia ogni giorno il tuo paese lucente.
Io non sono tuo padre ma la sua anima,
non so quello che vivo ma ricordo,
la riva, la piscina, i colori che formano
lo strano disegno della vita mortale.
Vivi in quella ceramica smagliante e attendi
quanto saprò dirti più avanti, alla fine del viaggio.
Ma ora che dormi come quando in una culla
sembravi cercare i segreti del mondo,
ora che hai spalle più larghe e più radi i capelli,
ascolta le parole della mia anima
non so molto di lei, di me stessa,
(è presto, figlio, non conosco abbastanza,
ho appena iniziato, sto nuotando),
non pensare al mio corpo (è tardi,
perle, quelli che furono i miei occhi,
e le mie labbra contratte in corallo),
ma ho conoscenza del loro matrimonio,
di quando vivevano all’unisono nel mondo
e io, anima di tuo padre, il tuffatore
ti consegno solo questa esperita certezza
(dal fondo dell’abisso, nel brivido del tuffo):
che anche l’uomo può amare eternamente.

da La stoffa dell’ombra e delle cose, Mondadori, 2007

mercoledì 26 settembre 2012

La Duchessa d’Alba

 

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Francisco Goya, La Duchessa d’Alba, 1795
Madrid, Collezione Alba, Palacio de Liria

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MARÍA VICTORIA ATENCIA

LA DUCHESSA D’ALBA

Gli impeti hanno i loro ritorni freddi.
Come in amore, così nell’arte. Sono nastri
rossi e perline. D’altronde un’alba
attornia la signora.
La sua mano leva un dito
che con dolce autorità si smorza nei grigi.
Porta via il vento tante parole non dette,
e ferma il suo respiro sulla sabbia soffice
nell’angolo che firma don Francisco de Goya.

lunedì 17 settembre 2012

Sarcofago degli sposi

 

 

Sarcofago degli Sposi, VI secolo a. C.
Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

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FINA GARCÍA MARRUZ

SARCOFAGO DEGLI SPOSI

A VILLA GIULIA
VI secolo a. C.

Sostenendo le coppe
invisibili,
familiarmente, eternamente uniti
nel letto
de la fecondazione e della morte,
serenamente lucidi
e sorridenti
(con un "sorriso triste", come ha detto
il bambino alla maestra che indicava
con timida dolcezza tanta gloria),
voi lo affermate con bellezza:
Non solo l’amore
impossibile,
anche le nozze consacrate
vinceranno la morte.

Grazie,
gravidi sposi etruschi, no,
celesti,
che brindate per noi.

giovedì 6 settembre 2012

Ragazza con l’orecchino di perla

 

Johannes Vermeer, Ragazza con l’orecchino di perla, 1665
L’Aja, Mauritshuis

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ANTONIO GÓMEZ HUESO

JOHANNES VERMEER (1632-1675)

Vorrei aver vissuto quella sera di Vermeer,
lo svanire delle nuvole grigie a Delft,
avvertendo la tranquillità del giorno leggendario,
del debole sole vespertino,
oltre le torri.

E mi sarebbe piaciuto ricambiare il tuo sguardo,
il tuo pallido fascino, “ragazza della perla",
e strisciare su quelle sensuali labbra semiaperte,
sulla tua figura candida e cordiale.

E ubriacarmi di quella luce drastica,
che anima e abbraccia gli antenati,
che trascende ed esalta la città desolata
sulle spettrali ombre del canale.

Vorrei aver vissuto quella sera di Vermeer,
essere la figura che manca in tanta solitudine.