martedì 15 settembre 2026

Cortile di una casa a Delft


Pieter de Hooch, Cortile di una casa a Delft, 1658
Londra, National Gallery

DEREK MAHON
CORTILI A DELFT


                                Pieter de Hooch, 1659

Luce obliqua sul banale, su mattoni e tegole -
Muratura immacolata, e ovunque quel
rubinetto dell'acqua, quella scopa e secchio di legno
per mantenerla tale. Orgogliose della casa, le mogli
degli artigiani perseguono le loro vite parsimoniose
tra cortili puliti, modesti ma adeguati.
Il fogliame è rado e appiccicoso. Nessuna brezza
increspa la composta eleganza di quegli alberi.

Nessun suono di spinetta emblematico delle
armonie e disarmonie dell'amore;
nessun pesce osceno, nessun frutto, nessun uccello dagli occhi spalancati
sul punto di volare via dalla sua gabbia mentre una vergine
ascolta il suo seduttore, rovina la casta
precisione della cosa e della cosa fatta.
Nulla è casuale, nulla va sprecato:
ci manca il cane sporco, il gin infuocato.

Quella ragazza con le spalle rivolte verso di noi che aspetta
che il suo uomo torni a casa per il tè
aspetterà finché la vernice non si disintegra
e le dighe in rovina non lasciano entrare il mare avido;
Eppure anche questa è la vita, e 
la porta della latrina incrinata un fatto verificabile, 
vividamente mnemonico come le
ringhiere illuminate dal sole che si affacciano sulle case di fronte.

Ci ho vissuto da ragazzo e conosco il carbone
che luccica nel suo capannone, il Lambency del tardo pomeriggio
che informa il tavolo degli affari,
il soffitto cullato in un cucchiaio radioso.
Devo essere nascosto in una stanza lì,
uno strano bambino con un gusto per la poesia,
mentre i miei compagni dal naso duro sognano la guerra
su savana arida e campi di ginestre spazzate dalla pioggia;

perché la pallida luce di quella città di provincia
si diffonderà, come inchiostro o olio,
sulla mappa di lino del mondo non ancora precisa che occupa una parete
e punirà la natura in nome di Dio.
Se solo, ora, le Menadi, come per diritto,
venissero a rompere le stoviglie, con fuoco e spada,
potremmo dormire più tranquilli nei nostri letti la notte.

giovedì 3 settembre 2026

L'étoile


Edgar Degas, L'étoile, 1878
Parigi, Musée d'Orsay

RICHARD WILBUR
PEZZO DA MUSEO


I buoni guardiani grigi dell'arte
pattugliano i corridoi con scarpe spugnose,
imparzialmente protettivi, sebbene
forse sospettosi di Toulouse.

Qui sonnecchia uno contro il muro,
adagiato su una sedia funebre.
Una ballerina di Degas piroetta
sulla riga dei suoi capelli.

Guarda come gira! La grazia c'è,
ma anche la tensione è evidente.
Degas amava le due cose insieme:
la bellezza unita all'energia.

Edgar Degas una volta acquistò
un El Greco, che teneva
contro il muro accanto al letto
per appendervi i pantaloni mentre dormiva.

(da Cerimonia e altre poesie, 1950)