Niccolò Dell'Arca, Compianto sul Cristo morto, 1490
Bologna, Santa Maria della Vita
ELENA ŠVARC
COMPIANTO SUL CRISTO MORTO
DI NICCOLÒ DELL'ARCA NELLA CHIESA
DI SANTA MARIA DELLA VITA A BOLOGNA
A Bologna d’inverno, dove una bufera di neve
è tutta casuale come un accesso di morbo
e un vento appassionato, come un trombettiere,
ulula nell’infinità dei portici,
sulla piazza stanno – marmoree casette
per uccelli – i sepolcri dei dotti
e, come storni, le loro anime
vi vivono di una vita scura e perenne;
là, una volta, nell’angolo di una chiesa
vidi un Compianto
che, per vigor di stupore al cospetto della morte,
non ha pari
in nessun luogo al mondo.
Là una calva Maria,
torcendosi le mani,
ulula disperata
in uno strazio di bocca.
Innanzi giace il Figlio, bellissimo, quieto.
E lei, quasi la morte l’avesse invecchiata in un baleno,
come una belva piange forte.
E altre due Marie, come furie, stendono le mani,
come a voler cavare gli occhi alla rozza morte,
ma quella si è accoccolata sul petto di Cristo
e sorride di un invisibile sorriso.
Egli, il nostro Dio, dorme, sapendo che si sveglierà
e che Maria troverà consolazione e sorriso.
Dai lastroni di basalto
spira una tale sofferenza
– come se alla terra non avessero raccontato
che ci sarà Resurrezione
e tutto diverrà nuovo, diverso.
O uomini malvagi, prostratevi nella neve,
e raccontate
alle pietre e al vostro cuore:
più di una pietra è assodato
che il Figlio è risorto.
E raccontàtelo alla Madre,
ditelo alla sua statua,
alle Marie raccontàtelo,
recatevi nei cimiteri,
riferitelo alle ossa e alla polvere,
e, mordendovi un labbro,
assopitevi
per breve tempo
nella neve.
(da Mattina della seconda neve, Bompiani, 2023)

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