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martedì 26 gennaio 2021

Autoritratto con l’orecchio bendato/2


Vincent Van Gogh, Autoritratto con l'orecchio bendato, 1889
Londra, Courtauld Gallery

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NELSON ROMERO GUZMÁN

SEGNALI DI UN AUTORITRATTO

Che succeda qualcosa nella parte nascosta della tela:
un delitto per esempio, e sulla scena
occhi arrovesciati e un orecchio bendato.
Tutto è successo come in un giorno senza data.
Solo così ci dai fiducia
che la colpa non è del coltello che mutila,
ma dalla mano che trae, da un delitto, gloria.

mercoledì 30 settembre 2020

Vaso con cinque girasoli


Vincent Van Gogh, Vaso con cinque girasoli, 1888
distrutto dal fuoco durante la Seconda Guerra mondiale
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MANOEL DE BARROS

I GIRASOLI DI VAN GOGH

Oggi ho visto
soldati cantare lungo strade di sangue
il fresco del mattino negli occhi dei bambini
donne masticare speranze morte

Oggi ho visto uomini nel crepuscolo
ricevere l'amore nel petto.
Oggi ho visto uomini fare la guerra
ricevere lacrime come proiettili nel petto.

E mentre il dolore mi scendeva nella testa
ho visto i girasoli in fiamme di Van Gogh.

sabato 29 febbraio 2020

Autoritratto con l’orecchio bendato


Vincent Van Gogh, Autoritratto con l’orecchio bendato, 1889
Londra, Courtauld Gallery

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CHARLES BUKOWSKI

CAPIRE

Van Gogh si tagliò l'orecchio
e lo diede a una
prostituta
che lo gettò via
con estremo
disgusto.
Van, le puttane non vogliono
orecchi
loro vogliono
soldi.
Immagino sia per questo che eri
un così grande
pittore: tu
non hai capito
null’altro.

giovedì 7 novembre 2019

Campo di grano con volo di corvi



Vincent Van Gogh, Campo di grano con volo di corvi, 1890
Amsterdam, Museo Van Gogh

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IGOR BIZJAN

A VAN GOGH

È nuda
la cornacchia
al limite
del campo di grano

martedì 9 aprile 2019

Panchina di pietra nel manicomio di Saint-Remy



Vincent Van Gogh, Panchina di pietra nel manicomio di Sainr-Remy, 1889
San Paolo del Brasile, Museu de Arte Assis Chateaubriand

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ALFONSO GATTO

LA PANCHINA DI VAN GOGH

Capiterà l’errante col suo forte
spessore di capelli, il viso stretto
per gli occhi vuoti, le due mani attorte. Le scatole veementi del colore
gli frusteranno l’albero del petto,
pugno di scaglie al prendere del fuoco che lo divampa.
                             L’allegria del gioco
irrompe ad accerchiarlo perché sale
tutto il dolore al vertice del male,
  ai grandi spazi della mente, al sole
delle prime parole.

Ora ascolta ammansito dal fragore,
albero e vento: come una foresta,
la sua fatica, e questa calma nuova
che lo sorprende a mettere la testa
sul braccio, sul profilo dell’amore.
Così dipingerà prova su prova
la sua ragione d’essere nel fiore,
nel seme, nella terra, nella morte.

Da Rime di viaggio per la terra dipinta (1968-1969)

venerdì 18 gennaio 2019

La sedia di Van Gogh/3


Vincent Van Gogh, La sedia di Van Gogh, 1888
Londra, National Gallery

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CARLOS PINTADO

UNA CASA DI ARLES

Nulla commuove più di quella sedia,
Che il pittore ha lasciato incompiuta,
Immaginandosi forse il diffuso
Aggrovigliarsi della luce, l'incubo
Di vivere con un orecchio solo.
Nulla turba il dipinto; l'agonia
La mettiamo noi stessi; l'agonia
Di lui non c'è. La sedia tanto incerta
Continua il suo tempo immobile e sola.
Poco importa la pipa che figura
Imprendibile al fumo che non può
Alzarsi dal disegno. Triste e sola
Deve stare per sempre nel dipinto,
La sedia che altra sorte non può avere.

martedì 4 luglio 2017

Notte stellata


Notte stellata

Vincent Van Gogh, Notte stellata, 1889
New York, Museum of Modern Art

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ANNE SEXTON

LA NOTTE STELLATA

Ciò non mi protegge dall’avere un terribile bisogno di − pronuncerò questa parola − religione. Allora vado fuori la notte a dipingere le stelle.
Vincent Van Gogh, da una lettera al fratello

La città non esiste
se non dove un albero dai capelli
neri scivola via, come una donna
annegata nel cielo caldo. Tace,
la città. Bolle la notte, con dieci
e una stella. Oh notte stellata,
stellata notte! È così che voglio
morire.

Si muove. Sono tutti quanti vivi.
Quando la luna rompe le catene
arancioni che la legano e spruzza
bambini dai suoi occhi, come un dio,
il vecchio serpente, senza esser visto
divora le stelle. Oh stellata notte,
notte stellata! È così che voglio
morire:

in questa strisciante bestia notturna,
risucchiata tutta dentro nel grande
drago, separata
dalla mia vita senza una bandiera,
senza pancia
né grido.

(da L’estrosa abbondanza, Crocetti, 1977-
Traduzione di Antonello Satta Centanin)


da L

sabato 26 novembre 2016

La camera di Arles / 2

 

La camera di Arles

La camera di Vincent ad Arles, 1888
Amsterdam, Van Gogh Museum

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JANE FLANDERS

IL LETTO DI VAN GOGH

Il letto di Van Gogh
è arancione,
come la carrozza di Cenerentola, come
il sole quando lo ha guardato
dritto negli occhi.

È stretto, dorme solo,
tossendo tra due cuscini,
mentre il letto
lo sorregge disfatto.

È goffo,
ma accogliente. Un contadino
ha costruito il telaio; e la vecchia moglie ha battuto
il materasso fino a farlo gonfiare come una meringa.

È vuoto,
la luce del mattino vi si versa
come vino, melodia, profumo,
il ricordo della felicità.

venerdì 13 novembre 2015

La ronda dei prigionieri

 

Van Gogh

Vincent Van Gogh, La ronda dei prigionieri, 1890
Mosca, Museo Puskin

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ALBRECHT HAUSHOFER

L'ORA D'ARIA DEI PRIGIONIERI

A Mosca vidi tempo fa un quadro. Van Gogh
L'Autore. Costruzione scura, in pietra squadrata.
Una corte interna. Carcerati, grigio su grigio,
Rifanno, senza speranza, la loro angusta ronda.

Ora tocca a me guardare dalle sbarre
Su una corte, dove uomini sono sospinti:
È bestiame che va sorvegliato,
Prima di essere sottoposto alla mannaia.

Il Signore di tutte le grigie corsie
È uno lì fuori, che gode
Se altri soffrono: Uno che seguita a sbraitare,

Se altri tacendo già avvertono la trasformazione
Che dalle fosse ha cominciato a germogliare,
Molto prima che rossa scorra in rossi torrenti.

Traduzione di Gio Batta Bucciol

mercoledì 1 aprile 2015

Ritratto del tenente Milliet

 

Milliet

Vincent Van Gogh, Ritratto del tenente Milliet, 1888
Otterlo, Museo Kröller-Müller

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JORGE ELIÉCER ORDÓÑEZ

DIPINTO CON SOLDATO

Hai dovuto dipingere il soldato,
il suo volto forte e taciturno,
i suoi occhi abituati alla morte.
Hai colto un lampo nel suo sguardo,
qualcosa che facesse pensare a un gesto sensibile verso gli altri?
Mi metto al tuo posto. Cosa penseresti?
Tu che hai dipinto il fiume con i suoi pini
e un ponte di eternità sulle sue sponde,
fratello della mia ombra, e la notte
che discende in lanterne di carta sulle pietre
del vecchio boulevard, dove una carrozza di cavalli neri
non smette di passare nella tormenta.

Il soldato forse ti guardò con un sussulto
e le ore fuggirono come corvi.

(da La casa amarilla, 2001)

mercoledì 12 novembre 2014

Seminatore al tramonto


 

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Vincent Van Gogh, Seminatore al tramonto, 1888
Otterlo, Museo Kröller-Müller

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JOSÉ MANUEL ROCA

CINQUE VOLTE VAN GOGH, V

Un ultimo furore:  disegnò col suo pennello una porta nell'aria e sbattendola passò dall'altra parte. Un'altra versione dice che disegnò una rivoltella e con essa si sparò nel ventre.
Ma prima,  prevedendo le lunghe notti dell'uomo assediato dall'inverno,  decise di riempire i nostri muri con molte immagini del sole,  per aiutarci ad abitare il labirinto.

(da La farmacia del ángel, 1995)

martedì 16 settembre 2014

Ritratto del postino

 

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Vincent Van Gogh, Ritratto del postino Joseph Roulin, 1888,
Boston, Museum of Fine Arts

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JOSÉ MANUEL ROCA

CINQUE VOLTE VAN GOGH, I

Il postino di Van Gogh non visita il quartiere da quando ha ricevuto un telegramma della morte.  Ma ci guarda da una sorda eternità.
Il postino,  portatore di qualche messaggio che gli dava ragioni della luce.

(da La farmacia del ángel, 1995)

giovedì 31 luglio 2014

La sedia di Van Gogh / 2

 

Vincent Van Gogh, La sedia di Van Gogh, 1888
Londra, National Gallery

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HÉCTOR ROJAS HERAZO

UNA LEZIONE DI INNOCENZA

Van Gogh dipinse una volta
il ritratto del mondo
Lì c’era tutto:
i fiori che si aprono
e le porte che si chiudono,
i giorni del pianto
e i giorni d’oro,
le strade e i sogni,
i rami e le colombe.
Anche un bambino
che guarda due innamorati
e poi l’ora della nascita
e la morte di ogni uomo.
Per realizzare questo ritratto, Van Gogh
non dovette fare altro che dipingere una sedia.

(da  Las úlceras de Adán, 1995)

martedì 22 aprile 2014

Campi di grano a La Crau

 

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Vincent Van Gogh, Campi di grano a La Crau, 1888
Amsterdam, Rijksmuseum

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JUAN MANUEL ROCA

CINQUE VOLTE VAN GOGH, III

Dipinse campi di grano e il fiore del pane iniziò a profumare nelle deserte cantine.

lunedì 24 febbraio 2014

Veduta di Arles

 

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Vincent Van Gogh, Veduta di Arles, 1888
Amsterdam, Van Gogh Museum

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CIRCE MAIA

VEDUTA DI ARLES

In primo piano
questa aggrovigliata
sterpaglia di foglie intricate e scure.
Molto in secondo piano
alberi  e case.
È come se il pennello avesse detto: "Entrano
ma non sono importanti".
E così
è rimasta come spinta a forza
- dietro alcuni alberi -
il campanile di una chiesa.
E ancora una volta torna lo sguardo
ad annodarsi e a rimanere
qui dentro, in mezzo
al confuso disordine
di colori scuri
e forme forti
un po'
incompiute.

sabato 18 gennaio 2014

Vaso con dodici girasoli


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Vincent Van Gogh, Vaso con dodici girasoli, 1888
Monaco di Baviera, Neue Pinakotekh
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JUAN MANUEL ROCA

CINQUE VOLTE VAN GOGH, II


Come il suo cappello, che è stato sempre illuminato dal rosso folgorante dei suoi capelli, le sue notti erano solari.
Fermò il sole in ogni quadro, ma non come il biblico Giosuè, che quando fermò il sole non pensava al girasole: la passione o la febbre diedero ai girasoli una rotazione da astri familiari.

mercoledì 14 agosto 2013

La sedia di Van Gogh

 

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Vincent Van Gogh, La sedia di Van Gogh, 1888
Londra, National Gallery

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JUAN MANUEL ROCA

CINQUE VOLTE VAN GOGH, IV

Dipinse una sedia vuota,  e tuttavia in essa era seduta una riunione di assenti.  Antonin Artaud ha detto che quella sedia annuncia qualcuno che sta per entrare.

La sedia resta vuota,  ma sempre torniamo da lei per sapere se qualcuno è appena arrivato.  Theo o Gauguin?

mercoledì 18 aprile 2012

Autoritratto –Van Gogh

 

Vincent Van Gogh, Autoritratto, 1889
Londra, Courtauld Institute Galleries

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LUIGI DI RUSCIO

VINCENT VAN GOGH

Il tuo ritratto brulicante di tutti gli umori terreni 
urla ancora ad ogni passaggio d'uomo 
per te riconosciamo dove volano i corvi 
dove il  mietitore castra l'ardente della vita.

 

(da Le streghe s’arrotano le dentiere, 1966)

mercoledì 21 marzo 2012

La camera di Arles

 

 

Vincent Van Gogh, “La camera di Arles”, 1888
Amsterdam, Van Gogh Museum

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LUCIANA BIANCHI CAVALLERI

LA "CAMERA DI ARLES”

Ha panni appesi e la finestra semichiusa,
letto sghimbescio e tavolino sulle ventitré
il giallo e l' ocra stemperati dall’assenzio:
verdi ed azzurri i muri, intatto il loro freddo.

Freddo anche il vuoto d’una presenza assente,
in quella sedia che s’accosta al letto e l’altra
che disposta in primo piano chiede, senz’avere,
ospiti altri che il tocco della tavolozza amata.

Pennelli posati alla rinfusa: tra le poche cose
che donano colore all’esistenza, i quadri appesi
storti ed incombenti, come la vita gelida e negata
che vi si racchiude e ti ha rinchiuso - qui e altrove.

La prospettiva è strana e molto personale
e la finestra rimane semichiusa: sottintendendo
un limite assillante, vissuto e non compreso
che t'assale  - e si dissolve, assolo, nel colore.

Incorniciata voce, tuo messaggio:
emblema d'una vita impresso in tela.

           

                                             (© Luciana - novembre 2006)

 

http://www.lucianabianchicavalleri.com/2008/04/la-camera-di-arles.html