martedì 14 luglio 2026

Compianto sul Cristo morto

 

Niccolò Dell'Arca, Compianto sul Cristo morto, 1490
Bologna, Santa Maria della Vita

ELENA ŠVARC
COMPIANTO SUL CRISTO MORTO
DI NICCOLÒ DELL'ARCA NELLA CHIESA
DI SANTA MARIA DELLA VITA A BOLOGNA


A Bologna d’inverno, dove una bufera di neve  
è tutta casuale come un accesso di morbo  
e un vento appassionato, come un trombettiere, 
ulula nell’infinità dei portici,  

sulla piazza stanno – marmoree casette  
per uccelli – i sepolcri dei dotti 
 e, come storni, le loro anime  
vi vivono di una vita scura e perenne;  
 
là, una volta, nell’angolo di una chiesa  
vidi un Compianto  
che, per vigor di stupore al cospetto della morte,  
non ha pari  
in nessun luogo al mondo.  
 
Là una calva Maria,  
torcendosi le mani,  
ulula disperata  
in uno strazio di bocca.  
Innanzi giace il Figlio, bellissimo, quieto.  
E lei, quasi la morte l’avesse invecchiata in un baleno,  
come una belva piange forte. 
 
 E altre due Marie, come furie, stendono le mani,  
come a voler cavare gli occhi alla rozza morte,  
ma quella si è accoccolata sul petto di Cristo  
e sorride di un invisibile sorriso.  
 
Egli, il nostro Dio, dorme, sapendo che si sveglierà  
e che Maria troverà consolazione e sorriso.  
 
Dai lastroni di basalto  
spira una tale sofferenza  
– come se alla terra non avessero raccontato  
che ci sarà Resurrezione  
e tutto diverrà nuovo, diverso.  
O uomini malvagi, prostratevi nella neve,  
e raccontate  
alle pietre e al vostro cuore:  
più di una pietra è assodato  
che il Figlio è risorto. 
E raccontàtelo alla Madre,  
ditelo alla sua statua,  
alle Marie raccontàtelo,  
recatevi nei cimiteri,  
riferitelo alle ossa e alla polvere,  
e, mordendovi un labbro,  
assopitevi  
per breve tempo  
nella neve. 

(da Mattina della seconda neve, Bompiani, 2023)

giovedì 31 luglio 2025

Vela

 

 
Edward Hopper, Vela, 1911
Pittsburgh, Carnagie Museum of Art

GERARD LOCKLIN
EDWARD HOPPER: VELA


Uccelli di ogni piuma
gratificano il nostro senso dell'ordine
con il modo in cui
si uniscono,
le formazioni in cui volano,
le gerarchie dei loro incontri di preghiera pomeridiani,
la loro adorazione del sole, del vento,
i loro orologi e calendari interiorizzati,
gli almanacchi e gli stormi di reggimenti.
Li salutiamo nelle nostre barche a vela
e nelle cerimonie religiose,
le nostre vele gonfie e la maestria del galleggiamento.
Non c'è assolutamente nulla
che possano imparare da noi.
Prendiamo, ad esempio, i progetti di Frank Gehry
per la Disney Concert Hall
e ogni altra struttura che ha progettato
da Bilbao in poi.
Quando gli uccelli volano oltre questi,
sbadigliano... all'unisono.


martedì 8 luglio 2025

Afrodite cnidia

 

Prassitele, Afrodite Cnidia, 360 a. C.
Roma, Museo Nazionale Romano

VICTOR BOTAS
VENERE DI CNIDO


Le mani della dea
non diffondono
calore.
Vale mille volte di più
l'umile tenerezza di queste altre,
comuni e incontrate
di notte nel porto,
che  tutta l'abilità di Prassitele.

(da Prosopon, 1980)

sabato 31 maggio 2025

Paesaggio, 1936

 


Giorgio Morandi, Paesaggio, 1936
Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna

GIORGIO BASSANI
PER UN QUADRO DI MORANDI


O tu cui lenta abbraccia la collina accaldata,
Casa persa nel verde, esile volto e bianco,
solo tu durerai, muto, eroico pianto,
non resterai che tu, e la luce assonnata.

(da Storie dei poveri amanti, Astrolabio, 1945)

mercoledì 28 maggio 2025

La casa di Ryder

 

Edward Hopper, La casa di Ryder,  1933
Washington, Smithsonian American Art

GERARD LOCKLIN
EDWARD HOPPER: LA CASA DI RYDER, 1933


Ryder deve aver tenuto molto alla sua privacy:
tante finestre – due – di modeste proporzioni
sui tre lati visibili dei due edifici.
E quello che sembra un piccolo portale
per entrare in un rifugio antitempesta.
Il resto è erba e cielo o sfumature
e ombre variabili, tutti studi sugli effetti della luce.
Monet aveva un interesse simile per luci e ombre,
e le ha realizzate meglio.
In altre parole, e odio ammetterlo,
il più grande pittore americano forse
non era ancora grande quanto quello francese.

domenica 25 maggio 2025

Ritratto del poeta Jeremiah de Decker

 


Rembrandt van Rijn, Ritratto del poeta Jeremiah de Decker,  1666
San Pietroburgo, Ermitage


FINA GARCÍA MARRUZ
RITRATTO DEL POETA JEREMIAH DE DECKER


Ah, Maestro! Ecco, sono
davanti a voi e tremo un poco. Mi ritrai con un
cappello alto, e le sue larghe
falde nascondono troppo la mia fronte, e
i miei occhi, che oggi ti hanno guardato,
così stanchi di guardare.
Non c'è più arroganza in te,
né quell'aria bizzarra delle tele
su cui ti dipingevi da giovane.
Nel volto di un uomo non ho mai visto
un dolore più grande. Ma con umiltà,
con un vaporoso berretto di stoffa bianca,
leggermente inclinato, con dolce tristezza,
vecchio, guardi la voragine del tempo
che sei riuscito a ingannare, in fondo,
con l'astuzia dell'arte, la malizia
di quel punto di luce sul tuo naso.

E nascondendo il mio sguardo
sotto il cappello, oscurando
il mio stupore, impallidendo il rosso
delle mie labbra, che
non possono dirti nulla, intensifichi
il bianco, sul colletto
del mio vestito,
solo con forti e silenziose pennellate.

giovedì 24 aprile 2025

Cavallo di Vogelherd

 

Cavallo di Vogelhord, 30.000 a. C.
Tubinga, Museum der Universität Tübingen


MOYA CANNON
CAVALLO DI VOGELHERD, 30.000 A.C.

                                      L'arte, a quanto pare, nasce come un puledro
                                      che sa subito camminare.
                                                                                           John Berger

Il cavallo è lungo la metà
del mio mignolo: è stato
intagliato nell'avorio di mammut
le sue zampe si sono spezzate
tre all'altezza dell'anca,
la quarta sopra il ginocchio,
ma il suo collo, arcuato come quello di un lipizzano, 
le sue narici dilatate,
sono tese dalla vita.

L'artista o lo sciamano che lo scolpì
come totem, ornamento o giocattolo
difficilmente avrebbe potuto immaginare
che i cavalli sarebbero cresciuti,
sarebbero stati imbrigliati e sellati,
che di tutte le mandrie di mammut,
signori delle bionde steppe,
non un solo animale sarebbe sopravvissuto,
che le steppe si sarebbero ridotte,
che, nelle montagne ammassate a sud,
i fiumi avrebbero cambiato corso,

o che questo cavallo avrebbe galoppato
attraverso diecimila anni di ghiaccio,
avrebbe visto la morte, le mutazioni delle specie,
avrebbe osservato il fiorire di una specie,
l'homo faber, colui
che lo aveva creato
o che, usando un coltello di pietra o d'osso,
lo aveva estratto dalla zanna del mammut,
lo aveva lucidato con la sabbia,
prendendosi il tempo per le guance piene, il muso fine,
e lo aveva adagiato sul pavimento irregolare
della grotta di Hohle Fels
per farlo resistere al tempo.

(da Portando le canzoni, 2017)