Vincent Van Gogh, Vaso con dodici girasoli, 1888
Monaco di Baviera, Neue Pinakotekh
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Quest'orrendo e superbo dipinto
la parabola dei ciechi
senza un rosso
nella composizione mostra un gruppo
di mendicanti che si guidano
l'un l'altro
diagonalmente verso il basso
attraverso la tela
ruzzolando infine in un pantano
dove il quadro
e la composizione finiscono
nello sfondo non c'è anima viva
i visi dalle barbe
lunghe dei miserabili
con la loro povera
roba un bacile
per lavarsi si vede una casa
contadina e la guglia d'una chiesa
i volti sono levati
come a cercare la luce
non c'è un dettaglio estraneo
alla composizione ciascuno
segue gli altri bastone
in mano trionfante verso il disastro
(da Immagini di Bruegel e altre poesie, 1962)
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A Vitebsk tutto vola: un vecchio ebreo col giaccone nero, una capanna aerostatica, un cavallo fuggito dalle stalle di Giotto. Volano le vacche, gli sposi, i giorni e un violinista sul tetto.
Cosa suona nella notte in mezzo alla pianura di neve?
Con quale musica culla il villaggio e spegne icone e fantasmi?
Non permettete che cada il violino, testimone di nozze e di funerali. Non permettete che taccia.
È forse un violino zingaro inventato dal diavolo?
È forse un violino per guidare i viaggiatori delle grandi steppe?
Violino rotto della tragica Russia?
Nessuno sa cosa porta dentro il suo sacco, il suo rozzo sacco, il vecchio ebreo dal giaccone. Forse nasconde un libro che racconta la lotta di Giacobbe con l'angelo?
Se è un violino, meglio che cada nelle mani di Chagall.
Allora tutto vola, i tetti rossi, i candelieri, le mani cerate del rabbino, la luce intermittente della sinagoga.
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Quest’uomo ha scoperto le segrete vie dell’amore,
Nessuno poteva dipingere tali cose senza conoscerle.
E ora che lei, la sua cortigiana, se n’è andata,
E tu sei qui e sei «Le Isole» per me.
Ed ecco la cosa che sopravvive alla cosa intera:
Gli occhi di questa signora morta mi parlano.
(da Ripostes, 1912 – Traduzione di G. Singh)
NOTA: l’opera un tempo fu attribuita a Jacopo del Sellaio: lo era nel 1912, al tempo in cui Ezra Pound scrisse la poesia; di qui il titolo.
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Non moriranno mai sul quel campo di battaglia
né l’ombra dei lupi chiamerà a raccolta le sue orde come spose
di grano su tutti gli orizzonti attendono di
consumare la fine della battaglia.
Non ci saranno morti a tendere il loro ventre fiacco
né cumulo di cavalli rigidi a scheggiare di rosso i loro occhi
lucenti
o anticipare il loro pasto di morte.
Preferirebbero morire di fame con lingue impazzite
che credere che su quel campo nessun uomo muore.
Non moriranno mai quelli che combattono così abbracciati
fiato a fiato occhio che conosce occhio impossibile morire
o muoversi nessuna luce che s’infiltri nessun braccio sfracellato
nient’altro che cavalli che ansimano a gara scudo brillante sopra
scudo tutti resi fulgenti dal sottile raggio di un occhio sotto un elmo
ah com’è difficile cadere tra quelle lance intrecciate.
E quei vessilli! irati come per scagliare le insegne attraverso
quel vuoto di cielo.
Si direbbe ch’egli dipingesse le sue schiere presso i fiumi
più freddi
hanno file di ferrei teschi lampeggianti nel buio.
Si direbbe impossibile che un qualsiasi uomo muoia
in bocca d’ogni combattente è un castello di canti
ogni pugno di ferro un gong sognante mazza che riecheggia mazza
come grida dorate
quanto vorrei unirmi a tale battaglia!
un uomo d’argento su un cavallo nero con rosso stendardo e
lancia striata per mai morire ma essere eterno
un principe d’oro di una guerra dipinta.
(da Gasoline, 1958)
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In genere negli autoritratti è il viso che prevale:
Cezanne è un paio d'occhi che nuotano tra le pennellate,
Van Gogh ha lo sguardo fisso da un alone di turbinante oscurità,
Rembrandt sembra sollevato come se rifiatasse
dopo aver dipinto Sansone accecato dai Filistei.
Ma in questo, Goya è in piedi ben lontano dallo specchio
si vede in posa nel disordine dello studio
rivolto a una tela inclinata indietro sull'alto cavalletto.
Sembra che ci sorrida come lo sapesse
che ci farebbe ridere lo straordinario cappello che ha in testa
provvisto tutt'intorno all'orlo di portacandele,
un trucco che gli permetteva di lavorare di notte.
Puoi solo immaginare che effetto farebbe
indossare un candeliere simile in testa
come se fossi una sala da pranzo o una salone da concerti.
Ma quando vedi il cappello non c'è bisogno di leggere
biografie di Goya o memorizzare le date.
Per capire Goya devi solo immaginartelo
mentre accende le candele a una a una, poi si sistema
il cappello in testa, pronto per una notte di lavoro.
Immaginalo che sorprende la moglie con la nuova invenzione,
e lei ride come davanti a una torta di compleanno.
Immaginalo che balugina tra le stanze della casa
con le ombre che volano sui muri.
Immagina un viaggiatore sperduto che bussa alla sua porta
di notte per le colline della Spagna.
"Entri pure," avrebbe detto, "stavo solo facendomi il ritratto,"
fermo sulla porta mentre regge il pennello-bacchetta,
illuminato dal bagliore del famoso cappello.
(Traduzione di Andrea Sirotti)
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Dipinse una sedia vuota, e tuttavia in essa era seduta una riunione di assenti. Antonin Artaud ha detto che quella sedia annuncia qualcuno che sta per entrare.
La sedia resta vuota, ma sempre torniamo da lei per sapere se qualcuno è appena arrivato. Theo o Gauguin?