giovedì 31 luglio 2025
Vela
Edward Hopper, Vela, 1911
GERARD LOCKLIN
mercoledì 28 maggio 2025
La casa di Ryder
Edward Hopper, La casa di Ryder, 1933
Washington, Smithsonian American Art
GERARD LOCKLIN
EDWARD HOPPER: LA CASA DI RYDER, 1933
mercoledì 22 febbraio 2023
Nottambuli / 5
Edward Hopper, Nighthawks, 1942
Chicago, Art Institute
LUIS DE VILLENA
NOTTAMBULI
sabato 18 maggio 2019
Sole in una stanza vuota / 2
Edward Hopper, Sole in una stanza vuota, 1963
collezione privata
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LOUIS EDWARD SISSMAN
PIÛ TARDI
Un vuoto bello e indicibile
di luce solare in stanze nude
senza altro abitante che lui stesso:
l’alba e il tramonto della sua vita
avanzavano con moto rotatorio, un sole solitario
avvolgeva il gradino di granito,
su cui si trovava
dipinto da una luce che durò un giorno e poi si spense.
Dove convergono gli interni
dei suoi primi anni
sono passate compagnie di traslochi
con i loro camion
e hanno portato via gli oggetti del passato
- letti, tappeti, lampade, gente
documenti, cassettoni -
lasciandosi dietro un monumento tangibile
della sua vita e di come l’ha vissuta:
Fuori un albero verde stormisce
entrando in casa
dalla doppia finestra, formando rettangoli
color crema
sulla parete con la finestra e la parete
con la nicchia e sul
nudo parquet. Il sole del mattino
abita il vuoto
con luce americana.
martedì 19 marzo 2019
11 A.M.
Edward Hopper, 11 A.M., 1926
collezione privata
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JOYCE CAROL OATES
"11 A.M.", 1926 DI EDWARD HOPPER
Lei è nuda ma ancora indossa le scarpe. Vuole pensare nuda. Felice nel suo corpo.
lunedì 9 luglio 2018
Il negozio di barbiere
Edward Hopper, Il negozio di barbiere
Purchase, Neuberger Museum of Art
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ANNE CARSON
IL NEGOZIO DI BARBIERE
Quanto ne è volato via è passato
Quanto ne resta è futuro
(Agostino, Confessioni, XI)
Ci vuole pratica per radere la pelle della luce
Polarità
significa
più o
meno
notte
totale.
I pinguini cadono come dadi stupefatti
Ma
New York
i barbieri sono bravi
sul
ghiaccio
La mattina oscilla in un buco spruzzato di luna
Fasce
di tempo
stanno insieme
al
palo
Le sue forbici scintillano sull'acqua nera aperta
Lei
ama
la quiete lei
potrebbe
essere
sua
figlia
mercoledì 29 novembre 2017
Girlie Show
Edward Hopper, Girlie show, 1941
collezione privata
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LISEL MUELLER
UN NUDO DI EDWARD HOPPER
per Margaret Gaul
La luce
mi asciuga di quel che potrei essere,
il sogno di un uomo
caldo e morbido;
o di un pittore -
i seni intime colombe,
le braccia delicatamente curvate
da un mite mezzogiorno.
Io sono
vene azzurre, una cicatrice,
una chiazza di cellule color lavanda,
cosce e spalle usate;
i miei polpacci
sono scarsi come le guance,
i miei fianchi non rotondi
piccoli, scintillanti cuscini:
ma questo corpo
è la mia casa, la mia infanzia
vi è sepolta dentro, il mio sonno
vi sorge e vi tramonta,
il desiderio
vi si è innalzato e sottile l'ha indossato
tra queste ossa -
io vivo qui
giovedì 5 ottobre 2017
Ufficio di sera
Edward Hopper, Ufficio di sera, 1940
Minneapolis, Walker Art Center
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ANNE CARSON
UFFICIO DI SERA
Ma quest'unica ora si svolge essa stessa attraverso fugaci particelle.
Agostino, Confessioni, XI
Uomo donna corda della tenda carta pietra refrattaria
è
la luce
dalla
strada che entra uniforme
o il vento
d'autunno
che ci buca le ossa?
domenica 26 marzo 2017
Interno d’estate
Edward Hopper, Interno d’estate, 1909
New York, Whitney Museum of American Art
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ANNE CARSON
INTERNO D’ESTATE
Quando vedo l'aurora dico che sta per sorgere il sole.
(Sant’Agostino, Confessioni, XI, XVIII)
L'estate ha macchiato il giorno, hai finito
con l'atterrare in un paese straniero.
Così l'anima contemplativa - i cosiddetti "cavalli dell'aurora"
semisvegli tra le alghe verdi delle origini
si parlavano a voce bassa, vicino
e dolcemente.
mercoledì 1 marzo 2017
Nottambuli / 4
Edward Hopper, Nottambuli, 1942
Chicago, Art Institute
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JOYCE CAROL OATES
NOTTAMBULI
I tre uomini son vestiti da capo a piedi, maniche lunghe,
cappello, anche se è un interno, e ben illuminato,
e c’è una donna. La donna indossa
un vestito rosso a maniche corte, tagliato per esporre
le braccia, una curva del suo petto cremoso, osserva
una sigaretta nella mano destra pensando
che il suo compagno ha finalmente lasciato la moglie ma
può fidarsi di lui? Gli occhi dalle palpebre pesanti,
la bocca imbronciata coperta di rossetto, ha il vero e proprio pallore
delle teste rosse, come latte scremato, maledettamente
attraente e lei crede di saperlo ma cosa di preciso
l’ha fatta arrivare così lontano, e dove? - fra qualche giorno
comincerà ad avere sensi di colpa, lei conosce i segni,
un odore reale, di sudore, rancido, come
calzini sporchi, lui sgattaiolerà via per telefonare
e lei giura che non ha intenzione di passarci di nuovo,
non ha intenzione di crollare a piangere o implorare
né ha intenzione di urlargli qualcosa, lei ha chiuso
con queste cose e lui è silenzioso al suo fianco
non è il tipo che parla molto ma sta pensando
che ha fatto la mossa giusta infine, grazie a Dio
è un po’ intontito, come un uomo che sogni -
è un sogno, questo? - tanto è vasto, fermo.
muto, orizzontale, – e il barista vestito di bianco
chinato com’è, immobile, e l’uomo
sull’altro sgabello, immobile, se non per sorseggiare
il suo caffè, ma si sente benissimo, lui,
è innanzitutto un senso di sollievo, stavolta è sicuro
al cento per cento che farà funzionare la cosa,
lo deve a lei
e a se stesso bontà divina e lei sta pensando
che la luce è troppo luminosa in ‘sto posto, forse
non proprio lusinghiera, detesta quando il suo
rossetto
si consuma e il trucco si rapprende, vorrebbe usare
una toilette per signore ma qui non ce n’è
e, Cristo, quanto ci vuole perché apra un
distributore
di benzina? È il cuore della notte e lei sente
che il tempo non cambierà idea. Questa volta
comunque non ha nessunissima intenzione
di umiliarsi -
lui comincia a parlare di sua moglie, dei suoi
marmocchi, di
come li abbandonò, avevano fiducia in lui e lui
li abbandonò, lei uscirà dalla dannatissima camera
sbattendo la porta
e se lui la chiama zucchero o baby con quella voce
gli darà un ceffone LO SAI CHE LO DETESTO:
SMETTILA.
E lui la smetterà. Gli conviene. Più si arrabbia
più diventa silenziosa, non dice una parola
da dieci minuti, non una ciocca
dei suoi capelli che si muova, e odorano un poco
di cenere, o come l’henné che usa per schiarirli
ma l’odore è lieve comunque, è pazzesco per lei
che un tipo come lui non se ne accorga e non ci badi-
mentre seppellisce la sua faccia ardente nel suo collo,
fra i seni freddi, o fra le gambe - ogni volta che
lo avrà
e ovunque lo avrà. Sta ancora osservando la sigaretta
che brucia nella mano, il barista è ancora chinato,
a bocca aperta, e lui non ci bada, perché no,
di fatto, fin quando lei non restituisce lo sguardo
lui pensa di essere l’uomo più fortunato del mondo
ma allora per quale motivo non è più felice?
mercoledì 15 febbraio 2017
Scompartimento C, Carrozza 293/2
Edward Hopper, Scompartimento C, Carrozza 293, 1938
New York, IBM Corporation Collection
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ERNEST FARRÉS
COMPARTMENT C, CAR 293, 1938
Viso severo, capelli
più o meno rossi, occhi
con un luccichio di introversione,
carnagione al picco della vita, atteggiamento
guardami-finché-non-ti-annoi
vestito nero che le stringeva i seni
e un gioco di gambe lunghe in piena facoltà,
era, a dirla tutta, una donna attraente
e, nel senso moderno del termine, «indipendente».
Quelle ore morte del treno erano propizie
a lanciare sguardi furtivi alla donna
che sedeva all’altro lato del corridoio. Leggeva,
la povera, con tanta concentrazione
che il pomeriggio passava e ignorava
che gli ultimi raggi del sole si incollavano dorati
ad ovest sulla volta infinita del cielo.
sabato 10 dicembre 2016
City sunlight
Edward Hopper, City sunlight, 1954
Washington, Hirshhorn Museum and Sculpture Garden
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EVA MURARI
LA CITTÀ DIVENTA GIALLA
La città diventa gialla,
bianca e azzurra
nella luce della sera.
Apro la finestra.
Guardo un libro su Hopper che mi hai prestato
e penso che talvolta mi immagini
seduta nel soggiorno
attraverso le tende mosse dalla brezza.
martedì 1 novembre 2016
Domenica mattina presto
Edward Hopper, Early Sunday Morning, 1930
New York, Whitney Museum of American Arts
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HILARIO BARRERO
EARLY SUNDAY MORNING
Unica creatura, la limpidezza
estende le sue radici fino alla linea
dell'orizzonte della strada vuota,
battezzando il colore con il suo nome:
blu infantili, verdi piovosi,
ocra innamorati, bianchi bagnati
che sono frontiera delle lenzuola tipeide,
l'odore di caffè, la prima carezza,
e il tocco della morte che presto,
tesse in fretta la tunica del fango.
Dando motivo di luce al carbone dell'ombra,
il sole assegna alla facciata
il suo destino di notte ancora lontana.
Addormentate le serrande, giallo
risveglio di settembre, una tendina
intrattiene il suo fragile scheletro
nel lento dondolio della brezza,
mentre la signora McLaughlin sente un brivido,
protetta dal Gatto (e un buon gin)
e comincia a leggere l'ultima edizione
del New York Times, quando sono soltanto
le sette meno un quarto, nella mattina
di una domenica appena nata.
lunedì 22 agosto 2016
Nottambuli / 3
Edward Hopper, Nottambuli, 1942
Chicago, Art Institute
..
WOLF WONDRATSCHECK
NIGHTHAWKS: DAL DIPINTO DI EDWARD HOPPER
È notte
e la città è deserta.
o più probabilmente
non ne sono rimasti.
il solito gruppo, per così dire:
l'uomo dietro il bancone, due uomini e una donna.
Amanti dell'arte, potete lapidarmi
ma conosco piuttosto bene questa situazione.
come se fosse per puro caso.
Osservi la composizione del dipinto
e quello che ti colpisce è il piacere erotico
del vuoto totale.
Entrambi fumano,ma non c'è fumo.
Scommetto che lei gli ha scritto una lettera.
Comunque sia, lui non è più l'uomo
che ha letto due volte le sue lettere.
Il condizionatore ronza.
Sento una sirena della polizia lamentarsi.
In un portone a due isolati da qui, un drogato geme
e si infila un ago nella vena.
Quella è la parte che non riesci a vedere.
a ricordare una donna,
anche lei indossava un vestito rosso.
Questo accadde anni fa.
Gli piace sapere che donne come questa esistono ancora
ma non è più interessato.
martedì 2 agosto 2016
Sole in una stanza vuota
Edward Hopper, Sole in una stanza vuota, 1963
collezione privata
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HERNÁN BRAVO VARELA
(SOLE IN UNA STANZA VUOTA, 1963)
Nell'ultimo dipinto di Edward Hopper
c'è una stanza vuota.
Tranne per due pareti, bagnate da un sole
invisibile che entra da una
finestra che suggerisce il fogliame sfumato
di un albero ancora più sfumato.
Le pareti condividono
un angolo d'ombra.
Nel dipinto,
le persone stanno per arrivare. Stanno
per gettare le buste della posta
sotto la porta, stanno
facendo tintinnare le chiavi
in una tasca, stanno
per traslocare
o per chiudere la casa.
Da un momento all'altro.
Ma niente si sente, neppure i rami
dell'albero che colpiscono i vetri
della finestra, il vento
che agita quei rami.
L'imminenza
è un'ipotesi
di quello che succede adesso, senza di noi:
noi che, in piedi fuori o dentro la casa,
esitiamo un momento a entrare o uscire
di nuovo, come se dimenticassimo qualcosa
in un posto che non dimenticheremo.
Siamo lì con le chiavi
in mano, guardando quello spazio vuoto. Restiamo
immobili, in piedi, davanti alla porta
che torneremo
ad aprire per poi chiuderla da un momento all'altro.
*
Se in una stanza vuota guardassimo avanti,
non saremmo in un nessun posto.
Perciò non possiamo vedere il sole
in Hopper, e perciò proiettiamo
un'ombra che non possiamo vedere
a meno di abbassare lo sguardo.
Come l'angolo delle due pareti
nell'ultimo dipinto,
appeso in un angolo del museo
in penombra.
Il custode è dietro
il gabbiotto, immobile,
seduto, e un cappello gli copre la testa.
Le chiavi pendono dalla sua cintura
e tintinnano appena al contatto
con la gamba.
Il custode è dietro
qualcosa, ma non sa cosa.
(Un cappello gli copre la testa.)
Forse dietro l'aprire e il chiudere la sala
dal martedì alla domenica.
Nel frattempo, non sa
far altro che aspettare, cosa guarda la gente nel quadro
su una stanza vuota.
Come Hopper.
Quando gli domandarono cosa cercasse
con questo quadro, disse: “sto cercando me”.
Usciamo dal museo.
La luce ci abbaglia per qualche secondo
e, a mezza strada, ci siamo dimenticati dove
batteva il sole nell'ultimo quadro,
se l'albero era un albero o un arbusto.
Stiamo per tornare a casa da un momento
all'altro.
National Gallery, 13 gennaio 2008
Washington, D. C.
martedì 17 maggio 2016
Automat
Edward Hopper, Automat, 1927
Des Moines, Des Moines Art Center
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ANNE CARSON
AUTOMAT
Lavoro notturno
latte di neon
seta
in polvere
Ragazza di lusso
Lavoro di ragazza
lastra di vetro amore
un guanto
solo
Lavoro di ragazza
l'odore
della pelliccia nera
sul collo
Notte di lusso
Lavoro notturno
clamo
ad te
Domine
Ragazza di lusso
Consideriamo dunque, anima umana se il tempo presente può essere lungo:
ti è dato infatti di percepire e misurare la lunghezza del tempo.
(Agostino, Confessioni, XI)
sabato 30 aprile 2016
Finestre di notte

Edward Hopper, Finestre di notte, 1928
New York, Museum of Modern Arts
..
RAMÓN COTE BARAIBAR
NIGHT WINDOWS
Una luce accesa alla sommità
È un impero.
Involontario
È una solitaria prova della vita.
sabato 16 aprile 2016
Nottambuli / 2
Edward Hopper, Nighthawks, 1942
Chicago, Art Institute
..
ANNE CARSON
NIGHTHAWKS
ma sei una donna difficile
i tuoi princìpi —
conosciamo ora più ora meno
nell’istituto delle ore.
senza nulla da confessare
le nostre distanze ci hanno trovato
una donna così difficile
Volevo fuggire con te stasera.
Questo però posso dire con fiducia di sapere:
senza nulla che passi, non esisterebbe un tempo passato.
Senza nulla che venga, non esisterebbe un tempo futuro.
Senza nulla che esista, non esisterebbe un tempo presente.
(Agostino, Confessioni XI)
martedì 5 aprile 2016
Nottambuli
Edward Hopper, Nighthawks, 1942
Chicago, Art Institute
..
JORGE BREGA
POETICA
(la quiete o la calma delle cose).
Sotto le superfici lucidate.
Dietro il suono o la musica delle voci.
Oltre il vetro scuro e le ombre che si muovono.
Sotto il marchio della scrittura
(il suo leggerissimo velo):
Una passione ardente.
Un atto o un gesto
vertiginoso come un crimine.
II
scrutare nella notte un caffè illuminato.
Un chiaro di luna dalla fitta boscaglia.
Non un destino estraneo
di avventore appoggiato al bancone.
Ma una profondità interiore.
Un intimo mistero su cui la coscienza vigila.
martedì 1 marzo 2016
Western Motel
Edward Hopper, Western Motel, 1957
New Haven, Yale University Art Gallery
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ANNE CARSON
WESTERN MOTEL
Il copriletto rosa dici
che non è di tuo gusto
sebbene tu sieda composta
per fare le fotografie.
Due valigie ti guardano come cani.
Porti i capelli pettinati
con la riga a destra.
Le montagne fuori
sembrano letti senza notte.
Due valigie ti guardano come cani.
Il vetro è per fuggire.
Fuori fa molto caldo.
Sembra che tu sappia
che il viaggio finisce qui.
Due valigie ti guardano come cani.
Dunque le cose future non esistono, e se ancora non esistono,
non esistono davvero. E se non esistono,
allora non possono essere viste.
Possono solo essere predette
sulla base delle cose presenti, che già esistono e si vedono.
(Agostino, Confessioni, XI, XVIII)



